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LA COSTA DI PINETAMARE – ISCHITELLA: 

ASPETTI NATURALISTICI ED AMBIENTALI

a cura del dott. Alessandro Gatto (biologo e Consigliere regionale del WWF)

 

INDICE

 1. Introduzione……………  ………………………………….…….…

1. 1 Scopo della ricerca……..…………………………………….……..

2. Analisi del territorio……...………………………………….……....

2. 1 Caratteri geoambientali……....…………………………………….…

2. 2 Origine delle spiagge e delle dune costiere…......……………………..

2. 3 Caratteristiche climatiche……………………….....…………………

3. Parte sperimentale…………………………………...………………

3. 1 Materiali e metodi………………….…………....……………………

3. 2 Flora………………………………………………...……………….

3. 3 Spettro biologico……………………………………....……………..

3. 4 Spettro corologico…………………………………………..…........

4. Descrizione della vegetazione………………………………..……...

4. 1 Situazione ideale……………………………………………………..

4. 2 Situazione reale…………………………………………………........

4. 3 Condizioni ambientali…………………………………………….......

4. 4 Prima fascia………………………………………………………….

4. 5 Seconda fascia………………………..…………………………….

4. 6 Terza fascia…………………….…………………………..……….

5. Caratteri faunistici…………………………………….…………….

5. 1 Inquadramento faunistico generale…………………………………….

6. Conclusioni e proposte……………………………………..………….

7. Bibliografia………………………………………………………...…….

1. Introduzione

1. 1 Scopo della ricerca

Con tale ricerca abbiamo voluto evidenziare l’importanza della zona del litorale domizio ricadente nel territorio del Comune di Castelvolturno, sia sotto l’aspetto ambientalistico e paesaggistico, sia sotto l’aspetto naturalistico. L’intero litorale, nei vari tratti, presenta caratteristiche molto differenti, soprattutto dal punto di vista ecologico.

Infatti osserviamo una diversificazione ecologica piuttosto pronunciata: si passa dalla duna embrionale (laddove rimane), alla duna consolidata ed alla macchia mediterranea vera e propria, alla pineta dove si sta lentamente osservando la sostituzione naturale del Quercus ilex che rappresenta la situazione di climax del luogo, di rado si incontrano degli ambienti più o meno umidi con la caratteristica vegetazione igrofila (lago di Patria, foce vecchia del lago di Patria, Variconi, altri stagni più o meno artificiali, foce del fiume Volturno, foce dei Regi Lagni, ecc). In questa sede ci interessa particolarmente lo studio della duna, quindi, per gli altri ambienti rimarremo su un livello di descrizione superficiale.

Un altro degli scopi di questo lavoro, è quello di analizzare lo stato di degrado verso il quale il territorio pare destinato, a causa della presenza di un fortissimo ed insostenibile afflusso antropico che in alcuni casi ha compromesso seriamente (ma non del tutto irreversibilmente) l’ambiente naturale.

. Analisi del territorio

2. 1 Caratteri geoambientali

Il litorale domizio costituisce il margine della Piana Campana, un graben costiero plio-pleistocenico limitato dai rilievi carbonatici dei Monti Aurunci (a nord-ovest), dei Monti di Caserta (M. Maggiore, a nord), di Avella (a nord-est) e dei Monti lattari (a sud) e colmato da potenti coltri di materiali alluvionali dei Fiumi Volturno e Garigliano e da depositi piroclastici dei complessi vulcanici di Roccamonfina e dei Campi Flegrei.

Il litorale individua un’unità fisiografica tra le direttrici tangenti a Capo Miseno e Punta Stendardo – Gaeta. Le ondazioni prevalenti (70% delle frequenze) provengono da ovest nord-ovest inducendo al frangimento una componente della corrente di massa, con direzione e verso, da da nord-ovest a sud-est, cui si associa un trasporto litoraneo netto verso sud-est. Tale trasporto risulta ampiamente confermato da evidenze morfologiche (notevole accrescimento della spiaggia a nord-ovest del molo foraneo del porto di Pinetamare (Cocco et al., 1980; 1988) da analisi petrografiche (Gandolfi & Paganelli, 1984) nonché da ripetute indagini a carattere sperimentale eseguite con traccianti artificiali (sea bed drifters e sabbie fluorescenti; Cocco et al., 1982;1988).

Dal Punto di vista evolutivo, la costa risulta soggetta, a partire dall’epoca romana, ad una costante progradazione, con velocità di avanzamento compresa tra 100 m e 10 m per secolo (valore riferito all’area compresa tra foce Volturno e M. Massico).

Di notevole interesse la progradazione dell’apice di foce del fiume Volturno, verificatasi tra il 1809 ed il 1907.

Nel nostro secolo la tendenza progradazionale si attenua alquanto, anzi, negli ultimi decenni vasti settori sono affetti da accelerati fenomeni erosivi.

A partire dagli anni ‘60-’70 la fascia costiera subisce radicali modificazioni in conseguenza della intensa urbanizzazione e della realizzazione delle opere portuali e di difesa della costiera. In particolare in destra foce Volturno, in un’area pari a 3 milioni di mq, vengono realizzati circa 5.000 piccoli fabbricati (non più di 2-3 piani) di tipo residenziale-turistico (2.000 circa nel periodo 1966-1974 e 3.000 nel periodo 1974-1989).

L’urbanizzazione avviene in concomitanza con i processi dinamici in atto lungo la costa, tendenti a rendere rettilinea la cuspide di foce del fiume Volturno, molto protesa a mare nei periodi precedenti; processi esaltati dalla drastica riduzione del trasporto solido fluviale indotta dalla realizzazione della traversa di Ponte Annibale e dalla asportazione di inerti in alveo (Cocco et al., 1984). Ne deriva, di conseguenza, che, mentre l’ala sinistra della cuspide deltizia retrocede liberamente di varie centinaia di metri, anche in relazione alla minore urbanizzazione, l’ala destra, irrigidita dalle costruzioni, è soggetta ad una sistematica azione demolitrice da parte del moto ondoso con rapida scomparsa dell’arenile, cui, invano, singoli privati hanno tentato di porre rimedio con opere di difesa trasversali e/o longitudinali puntuali e disarticolate. Tali opere, anzi, hanno contribuito alle variazioni del regime idrodinamico, provocando una nuova configurazione della linea di riva con accentuati arretramenti nei settori contigui.

Nell’area di Pinetamare, a sud di foce Volturno, le modificazioni indotte dalle opere umane sono ancora più rilevanti: ampi cordoni dunari vengono completamente distrutti per far posto ad una urbanizzazione di tipo turistico (villette e miniappartamenti) cui fa subito seguito una urbanizzazione intensiva di tipo residenziale con la costruzione di grossi condomini – fino a 12 piani (1972-1974). Nel 1974 venne realizzato un approdo turistico sfruttando un alveo abbandonato dei Regi lagni collegato al mare attraverso un canale artificiale protetto da moli. Successivamente viene realizzato un secondo molo di sottoflutto a protezione di un’ampia darsena e di un nuovo megacomplesso residenziale ad essa adiacente. Notevoli fenomeni di interrimento impedirono l’officiosità della nuova darsena e ben presto tutta l’area fu lasciata al più completo degrado.

Il regime litoraneo viene profondamente modificato: il molo foraneo, realizzato a difesa del canale d’ingresso alla darsena principale, intercetta ben presto i sedimenti trasportati dall’area di Foce Volturno ad opera delle correnti lungo costa, causando un rapido accrescimento della spiaggia di sopraflutto ed un altrettanto rapido arretramento della spiaggia di sottoflutto.

Allo scopo di porre rimedio all’erosione dell’area di sottoflutto si procede tra il 1978 ed il 1979 alla realizzazione di imponenti opere di difesa (14 pennelli trasversali di cui 4 a forma di T, per un’estensione di 2 Km). La spiaggia mostra chiari segni di stabilizzazione solo a partire dal 1989. In conclusione si può dire che una indiscriminata urbanizzazione della fascia costiera e la realizzazione di imponenti opere marittime, hanno profondamente modificato l’ambiente litoraneo lungo la costa campana, inducendo sovente accelerati fenomeni erosivi. La plurisecolare tendenza alla progradazione evidenziata a partire dall’epoca romana subisce, pertanto, un marcato cambiamento.

2. 2 Origine delle spiagge e delle dune costiere

L’origine delle spiagge e degli accumuli sabbiosi litoranei è determinata dal fenomeno di trasporto e di sedimentazione dei materiali minuti e sciolti che vi si accumulano provenienti sia dall’abrasione ed erosione di eventuali vicine coste alte, sia, per la maggior parte, dall’apporto detritico (ghiaie, sabbie, fanghiglie) dei corsi d’acqua sfocianti a mare (che nel nostro caso sono il Volturno, l’antico Clanio che fu canalizzato 20 Km più a nord negli attuali Regi Lagni, il Garigliano, l’Agnena, il Savone e tutti gli altri corsi d’acqua minori del bacino imbrifero Volturno Liri-Garigliano), sia per le correnti di marea ed il moto ondoso. Il moto delle maree si distingue in due momenti, uno di ascesa (flutto montante) ed uno di discesa (flutto discendente): i due moti contrastandosi, ed in parte compensandosi a vicenda, si annullano in una zona, ad una certa distanza dalla spiaggia, che viene definita linea o zona neutra. L’accumulo progressivo di sedimenti nella zona neutra porta alla formazione di un dosso sottomarino o banco sabbioso che talvolta può emergere a formare un cordone litorale o lido, parallelo alla costa che separa uno specchio d’acqua interno (stagno costiero o laguna), come, per esempio, nel caso degli stagni dei "Variconi". Nel contempo sul lido, anche dove non si riscontrano stagni interni, le brezze marine, spostando e depositando sabbia asciutta, costruiscono ed elevano le dune costiere. Le componenti vegetali delle dune hanno una grande importanza nella evoluzione dei suoli e nel nostro caso si riscontra un parallelismo tra le diverse fasi attraverso le quali la vegetazione raggiunge il suo climax nei diversi stadi di colonizzazione e il formarsi delle tipiche dune marittime ed il colmarsi degli spazi interdunali.

Perché si formi una duna costiera devono essere presenti tre fattori: la forza del vento; la sabbia; la vegetazione tipica. Il vento ha un ruolo essenziale: a partire dalla velocità di 16 Km/ora i granelli di sabbia fine ed asciutta possono essere messi in movimento; se la sabbia è umida aumenta la coesione tra i granelli e di conseguenza la velocità del vento necessaria per metterli in movimento. Per quanto riguarda la vegetazione essa ha un ruolo importante nella formazione delle dune perché frena il vento e consolida la sabbia.

La duna costiera è, dunque, un accumulo a cordone di sabbia che si forma lungo i litorali sabbiosi come quelli di Castelvolturno. Il materiale sabbioso della zona interessata è compreso dalla granulometria di 0,1-1 mm ed il trasporto avviene per trascinamento sulla superficie (reptazione) oppure a balzi (saltazione). La struttura interna della duna è rappresentata dalla stratificazione incrociata con inclinazioni di 30° 40°. Le sabbie dunali incontrate sono generalmente ben assortite e sono classificabili in un "range" di tessitura variabile tra fine e media. Si tratta di sabbie grigio-giallastre, a volte un po’ più scure per la presenza di minerali vulcanici provenienti dal vicino complesso flegreo.

Il substrato comune per le dune è costituito da depositi sabbiosi prevalentemente calcarei (frammenti di conchiglie di molluschi), il sottosuolo è di solito caratterizzato da una falda freatica alimentata in prevalenza dalle acque piovane e quindi oscillante a seconda dell’andamento stagionale.

L’equilibrio del sistema dunale, la tutela e le iniziative di salvaguardia di questo geotopo non possono transigere da un approccio complessivo di tutte le componenti che insistono sull’interfaccia costiero, ovvero il dinamismo marino, la pressione antropica sulle spiagge, le infrastrutture e lo sfruttamento delle falde. Ogni intervento deve, pertanto, tenere conto delle conseguenze sulle varie componenti del sistema nell’ottica di una seria pianificazione territoriale.

2. 3 Caratteristiche climatiche

Per le considerazioni sul clima del luogo ci siamo rifatti ai dati pluviotermici rilevati presso la fattoria sperimentale di Ischitella situata, lungo la costa, circa a 20 Km a sud dalla foce del fiume Volturno.

Medie delle temperature (in °C)

Gen. Feb. Mar. Apr. Mag. Giu. Lug. Ago. Set. Ott. Nov. Dic.

6,7 8,4 9,5 11 15,4 18,7 21 21,2 19,2 14,7 10 8,1

Anno: 13,6

Medie delle piovosità (in mm)

Gen. Feb. Mar. Apr. Mag. Giu. Lug. Ago. Set. Ott. Nov. Dic.

72,8 57,3 61,1 57,2 48,9 23 3,2 42,6 60,9 117,3 98,7 118,3

Anno: 761,3

Il clima risulta essere di tipo mediterraneo temperato con piovosità concentrata nei periodi autunnale ed invernale e massima nei mesi di ottobre (117, 3 mm) e dicembre (118,3 mm). I minimi di piovosità si registrano durante il periodo di aridità estiva che qui si protrae da metà maggio agli inizi di settembre con valori minimi medi di 3,2 mm nel mese di luglio.

I venti dominanti sul litorale sono quelli provenienti da ovest e da sud-ovest.

3. Parte sperimentale

3. 1 Materiali e metodi

La formazione vegetale che in questa sede ci interessa approfondire, come abbiamo già detto, è la fascia cosiddetta delle dune mobili che nella maggior parte dei casi è stata stravolta dalla presenza degli stabilimenti balneari.

Lo studio sperimentale della flora e della vegetazione è stato svolto attraverso escursioni ripetute nell’arco di tre cicli vegetativi. Le ricerche sono iniziate all’inizio della primavera del 1997 e sono continuate lungo tutti gli anni 1998, 1999 e fino agli inizi dell’autunno del 2000.

Le escursioni sono state ripetute con frequenze settimanali e quindicinali nei periodi primaverili ed estivi e con frequenze mensili o bimestrali nei periodi autunnali ed invernali. Sono stati seguiti diversi itinerari che hanno permesso di ottenere la massima copertura del territorio in esame.

Durante queste escursioni si è provveduto a fotografare e a raccogliere i campioni delle specie presenti di cui si è effettuato il riconoscimento al microscopio stereoscopico. C’è da dire che le specie più rare non sono state raccolte e la determinazione è stata effettuata in campo. In ogni caso, per la determinazione è stata utilizzata l’opera "Flora d’Italia" di PIGNATTI (1982).

Per quanto riguarda i rilievi fitogeografici e la valutazione quantitativa per le singole specie è stato utilizzato il metodo della "stima a occhio". L’esecuzione dei rilievi è stata effettuata annotando di volta in volta tre tipi di dati, riguardanti la stazione, il substrato e la composizione floristica. I dati raccolti hanno permesso di fare una descrizione piuttosto precisa dell’area considerata. Per ogni rilievo, dunque, si è provveduto all’annotazione del numero progressivo del rilievo, la data in cui si è effettuato il rilievo, la località, che è sempre Ischitella-Pinetamare (Castelvolturno), altitudine sul livello del mare, che è sempre uguale circa a zero, esposizione (nord, sud, est, ovest), tipo di substrato, altezza della vegetazione con suddivisione in strati arborei, arbustivi ed erbacei, copertura complessiva della vegetazione in percentuale, superficie rilevata in metri quadrati ed infine l’elenco floristico con le annotazioni quantitative della "stima a occhio" (+, 1, 2, 3), proposto dal Braun-Blanquet, dove lo spazio vuoto indica l’assenza della specie, il simbolo "+" presenza molto rara, il simbolo "1" presenza scarsa, il simbolo "2" presenza media ed infine il simbolo "3" indica la massima presenza osservabile in quell’area per quella determinata specie.

Per l’esecuzione dei rilievi si è proceduto alla suddivisione dell’area da studiare in maniera da incrementare la superficie di rilievo di tre volte tanto rispetto alla superficie del primo rilievo. Quindi il primo rilievo è stato effettuato sempre su un’area di un metro quadrato, il secondo rilievo su un’area di quattro metri quadrati, in cui è stato contenuto anche il primo metro quadrato, ed il terzo rilievo su un’area di nove metri quadrati che ha contenuto i precedenti quattro. Le aree in cui sono stati effettuati i rilievi sono state delimitate da nastro bicolore (bianco-rosso) misurato con un metro da campo e avvolto attorno a dei paletti piantati negli angoli del quadrato di superficie da esaminare.

Successivamente si è provveduto alla compilazione dell’elenco floristico seguendo l’ordine delle famiglie indicato dalla "Flora d’Italia" di PIGNATTI, mentre i generi e le specie sono stati elencati seguendo l’ordine alfabetico. Per ogni singola specie è stata esaminata la forma biologica che dà indicazioni sugli adattamenti della pianta per superare la stagione avversa ed il tipo corologico che indica l’areale attuale di distribuzione geografica della pianta. E’ stata, inoltre, studiata la distribuzione delle singole specie con particolare attenzione alla posizione che queste occupano sia rispetto al mare, sia alla lunghezza del litorale, alla loro maggiore o minore abbondanza nei diversi punti, ai rapporti con le altre specie. E’ stato, inoltre, possibile dare una descrizione generale della vegetazione e osservare quali potrebbero essere i fattori limite al naturale sviluppo della flora.

Sono state calcolate le percentuali delle diverse forme biologiche, in base alle quali è stato costruito lo spettro biologico e le percentuali dei tipi corologici con le quali è stato realizzato lo spettro corologico.

Dai rilievi della vegetazione si sono realizzate le tabelle grezze che sono state elaborate al computer, ottenendo i dendrogrammi da cui sono derivate le tabelle ordinate. Il programma utilizzato per la realizzazione dei dendrogrammi è il Sintax 5.0 di cui si è seguito il seguente iter procedurale: Classification, Complete link, Similarity ratio e Dissimilarità.

3. 2 Flora

Il popolamento vegetale di questo tratto di costa della Campania, in particolare di Ischitella-Pinetamare, non è mai stato oggetto di studi approfonditi. In letteratura c’è da citare lo studio di Nicola Terracciano che attraversò più volte questo territorio tra il 1871 ed il 1874 nel corso delle sue "Peregrinazioni botaniche" condotte in Terra di Lavoro, oggi corrispondente alla Provincia di Caserta. Per l’elenco floristico e la nomenclatura si è fatto riferimento a PIGNATTI (1982). Le singole entità sono seguite dalla forma e dalla sottoforma biologica, dalle categorie corologiche di appartenenza, dalla zona ecologica (spiaggia, anteduna, duna mobile, retroduna, interduna, duna fissa) e dalla frequenza di ritrovamento. Il seguente elenco floristico tiene conto solo degli ambienti della spiaggia, dell’anteduna, della duna mobile, della retroduna, dell’interduna e della duna fissa escluso la pineta artificiale.

ANGIOSPERME

Chenopodiaceae

Salsola kali L. subsp. kali – Terophita – Paleotemperata – anteduna e duna mobile - frequente.

Caryophillaceae

Silene colorata Poiret – Terophyta scaposa – Stenomediterranea – retroduna ed interduna – frequente.

Polygonaceae

Polygonum maritimum L. – Hemicriptophyta reptantia – Subcosmopolita – anteduna e duna mobile – rara.

 

Cruciferae

Lobularia maritima L. – Camaephita suffrutescentia – Stenomediterranea – retroduna ed interduna – poco frequente.

Cakile maritima Scop. subsp. maritima var. maritima – Terophita – Mediterraneo-Atlantica – spiaggia ed anteduna – frequente.

Resedaceae

Reseda alba L. – Hemicriptophyta scaposa – Steno-Mediterranea – lungo gli argini – poco frequente.

Leguminosae

Medicago littoralis Rohde - Terophyta scaposa – Euri-Mediterranea – anteduna e duna mobile – poco frequente.

Medicago minima L. Bartal. – Terophyta reptantia – Euri-Mediterraneo-Centroasiatica – retroduna ed interduna – poco frequente.

Melilotus neapolitana Ten. - Terophyta scaposa – Stenomediterranea - retroduna ed interduna - poco frequente.

Trigonella corniculata (L.) L. – F. - Terophyta scaposa – Nord-Mediterranea (Steno-) - retroduna ed interduna - poco frequente.

Euphorbiaceae

Euphorbia peplis L. – Terophita – Cosmopolita – spiaggia ed anteduna – poco frequente.

Euphorbia paralias L. – Camaephita suffrutescentia – Euri-Mediterraneo-Atlantica – interduna e duna fissa – poco frequente.

Thimelaeaceae

Daphne sericea Vahl – Nano-Phanerophita – E-Mediterranea – duna fissa – poco frequente.

 

Tamaricaceae

Tamarix africana Poiret – Nano-Phanerophyta – W-Mediterranea – duna fissa – rara.

Myrtaceae

Myrtus communis L. subsp. communis – Nano-Phanerophita – Steno-Mediterranea – duna fissa – poco frequente.

Umbelliferae

Eryngium maritimus L. Geophyta rhizomatosa – Mediterraneo-Atlantica – retroduna ed interduna – poco frequente.

Echinophora spinosa L. - Hemicriptophyta scaposa - Euri-Mediterranea – duna mobile – frequente.

Crithmum maritimum L. – Chamaephyta suffrutescentia – Euri-Mediterranea – terreni consolidati in prossimità del mare – rara.

Daucus gingidium L. – Hemicriptophyta biennale/Hemicriptophyta scaposa (Terophyta scaposa/Chamaephyta suffrutescentia) – Sub-Mediterranea-Sub-Atlantica – retroduna ed interduna – frequente.

Oleaceae

Phillyrea latifolia L. – Macro-Phanerophita – Steno-Mediterranea – duna fissa – frequente.

Convolvulaceae

Calystegia soldanella L. R. Br. – Geophyta rhizomatosa – Cosmopolita – spiaggia ed anteduna – poco frequente.

Labiatae

Rosmarinus officinalis L. – Camaephyta reptantia – Steno-Mediterranea – duna fissa – frequente.

Plantaginaceae

Plantago coronopus L. subsp. coronopus – Hemicryptophyta rosulata – Euri-Mediterranea – suoli aridi e compatti – poco frequente.

Scrophulariaceae

Verbascum sinuatum L. – Hemicryptophyta biennia - Euri-Mediterranea – interduna ed incolti aridi e sabbiosi – poco frequente.

Caprifoliaceae

Lonicera implexa Aiton – Phanerophita lianosa – Steno-Mediterranea – duna fissa – poco frequente.

Dipsacaceae

Scabiosa maritima L. – Hemicryptophyta scaposa – Steno-Mediterranea - retroduna ed interduna – frequente.

Scabiosa rutifolia o Pycnocomon rutifolium Vahl - Hemicryptophyta scaposa - Steno-Mediterranea-Occidentale - retroduna ed interduna – frequente.

Compositae

Xanthium italicum Moretti – Terophyta – Cosmopolita – retroduna ed interduna – poco frequente.

Centaurea sphaereocephala L. - Hemicryptophyta scaposa – Steno-Mediterraneo-Occidentale – retroduna ed interduna – poco frequente.

Scolymus hispanicus L. – Hemicryptophyta scaposa - Euri-Mediterranea – incolti aridi e sabbiosi – poco frequente.

Othantus maritimus (L.) Hoffmgg. Et Link – Camaephyta suffrutescentia – Mediterraneo-Atlantica – duna mobile – poco frequente.

Anthemis maritima L. - Hemicryptophyta scaposa – W-Mediterranea – duna mobile – frequente.

Aizoaceae

Carpobrotus acinaciformis (L.) L. Bolus - Camaephyta suffrutescentia – Sud-Africana (naturalizzata sul litorale domizio) – duna mobile e retroduna – frequente.

 

MONOCOTYLEDONAE

Liliaceae

Asparagus acutifolius L. – Geophyta rhizomatosa – Steno-Mediterranea – duna fissa – frequente.

Smilax aspera L. - Phanerophita lianosa – Paleosubtropicale – duna fissa – frequente.

Amaryllidaceae

Pancratium maritimum L. Geophyta bulbosa – Steno-Mediterranea – duna mobile – poco frequente.

Graminaceae

Agropyron junceum (L.) Beauv. - Geophyta rhizomatosa - Euri-Mediterranea – anteduna e duna mobile – frequente.

Ammophila littoralis o Ammophyla arenaria (L.) Link subsp. arundinacea – Geophyta rhizomatosa – Euri-Mediterranea – duna mobile – rara.

Lagurus ovatus L. – Terophyta – Euri-Mediterranea – retroduna ed interduna – frequente.

Imperata cylindrica (L.) Beauv. - Geophyta rhizomatosa – Termocosmopolita – retroduna ed interduna – frequente.

Sporobolus pungens o Sporobolus arenarium (Schreber) Kunth - Geophyta rhizomatosa – Subtropicale – anteduna – frequente.

Hordeum maritimum With. – Terophyta scaposa - Euri-Mediterranea-Occidentale (Subatlantica) - retroduna ed interduna – frequente.

Arundo donax L. - Geophyta rhizomatosa – Centroasiatica, divenuta Subcosmopolita – interduna – rara.

Corynephorus divaricatus (Pourret) Breistr. – Terophyta scaposa - Steno-Mediterranea – retroduna ed interduna – rara.

Vulpia membranacea (L.) Link – Terophita caespitosa – Mediterraneo-Atlantica – retroduna ed interdua – poco frequente.

Cyperaceae

Cyperus Kallii o Cyperus capitatus Vandelli - Geophyta rhizomatosa – Steno-Mediterranea – duna mobile e retroduna – frequente.

Anacardiaceae

Pistacia lentiscus L. – Phanerophita caespitosa – S-Mediterranea (Steno-Mediterranea) – duna fissa – frequente.

Malvaceae

Lavatera arborea L. – Hemicryptophyta biennia - Steno-Mediterranea – interduna ed ambienti antropizzati – poco frequente.

Cistaceae

Cistus incanus L. - Nano-Phanerophita – Steno-Mediterranea – duna fissa – frequente.

Cistus salvifolius L. - Nano-Phanerophita – Steno-Mediterranea – duna fissa – poco frequente.

 

Cupressaceae

Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa L. - Phanerophita caespitosa/ Phanerophitascaposa – Euri-Mediterranea – duna fissa – frequente.

Rubiaceae

Crucianella maritima L. - Camaephyta suffrutescentia – Steno-Mediterranea – retroduna ed interduna – frequente.

Asperula arvensis L. - Terophyta scaposa – Euri-Mediterranea – duna fissa – poco frequente.

Fagaceae

Quercus ilex L. - Phanerophita caespitosa/ Phanerophitascaposa – Steno-Mediterranea – (duna fissa e pineta che si sta convertendo in lecceta) – frequente.

Rhamnaceae

Rhamnus alaternus L. - Phanerophita caespitosa - Steno-Mediterranea – duna fissa – poco frequente.

Ericaceae

Arbutus unedo L. Corb. – Phanerophita - Steno-Mediterranea - duna fissa – poco frequente.

Pinaceae

Pinus pinaster Aiton – Phanerophita scaposa – W-Mediterranea (steno) – duna fissa (macchia e pineta) – frequente.

Orchidaceae

Ophrys sphecodes Miller – Geophyta bulbosa - Euri-Mediterranea – lungo gli argini – poco frequente.

 

3. 3 Spettro biologico

Lo spettro biologico esprime l’insieme delle percentuali con cui sono rappresentate, nella flora studiata, le diverse forme biologiche che, come abbiamo già accennato, indicano i tipi di adattamento che ciascuna specie assume per proteggere le gemme durante la stagione avversa. Classificando, in base al metodo elaborato da RAUNKIAER, tutte le specie del contingente floristico rilevato nell’area esaminata, abbiamo, quindi, determinato il numero specifico e, di conseguenza, il valore percentuale relativi a ciascuna forma biologica. Dall’analisi dei valori percentuali delle diverse forme biologiche, riscontriamo una prevalenza delle specie terofite, che costituiscono il 24,13 % (14 specie) della flora considerata e sono caratteristiche delle zone a forte deficit idrico estivo. Questo fenomeno concorda con l’andamento climatico generale dell’area in esame che, peraltro, è tipico delle zone mediterranee. Le emicriptofite con il 20,68 % (12 specie) sono di poco inferiori alle terofite e sono in particolarmodo rappresentate dalle forme cespitose, soprattutto Graminaceae e dalle forme scapose, soprattutto Compositae. Le geofite costituiscono il 18,96 % (11 specie) della flora, esse comprendono sia specie bulbose, la maggior parte appartenenti alle Monocotiledoni, sia specie rizomatose, tra le quali citiamo Ammophyla littoralis e Agropyron junceum, le camefite sono solo il 12,06 % (7 specie) e, infine, le specie arbustive della gariga e della macchia mediterranea che costituiscono l’insieme delle fanerofite sono 13,79 % (8 specie) le fanerofite, 8,62 % (5 specie) le nanofanerofite e 1,72 % (1 specie) le macrofanerofite.

 

3. 4 Spettro corologico

Lo spettro corologico, che indica la distribuzione geografica attuale di ciascuna specie, è stato elaborato calcolando la percentuale dei tipi corologici suggeriti da PIGNATTI, riuniti in gruppi più ampi considerando i caratteri comuni. Sono state, perciò individuate otto categorie corologiche, dove si nota ovviamente la netta prevalenza delle specie Stenomediterranee (specie limitate alle coste del Mediterraneo), che rappresentano il 48,27 % (28 specie) della flora considerata. Le Eurimediterranee (specie con areale centrato sulle coste del Mediterraneo ma prolungatesi verso nord e verso est) sono il 22,41 % (13 specie); le Mediterraneo-Atlantiche (specie delle coste mediterranee ed atlantiche) sono il 12,07 % (7 specie); le Cosmopolite e Sub-Cosmopolite (diffuse in quasi tutto il mondo) sono il 10,34 % (6 specie); le Paleo, Neo e Subtropicali (specie dei Paesi della fascia temperato-calda e tropicale dell’Eurasia e dell’Africa) sono il 3,45 % (2 specie) infine troviamo specie spontaneizzate (come, ad esempio, Carpobrotus acinaciformis, che è una specie Sud-Africana) e indefinite che denomineremo "Altre" e rappresentano il 3,45 % (2 specie) della flora esaminata.

 

4. Descrizione della vegetazione

4. 1 Situazione ideale

Per capire quanto l’uomo abbia danneggiato l’ambiente è importante, in questa sede, fare una breve descrizione di come dovrebbero essere le condizioni naturali dei luoghi.

La vegetazione che si sviluppa sulle coste sabbiose è caratterizzata da specie botaniche cosiddette alofite, che sono delle specie aventi la caratteristica ecologica di potersi insediare in luoghi fortemente ventosi, salsi e con substrato incoerente (sabbie).

Possiamo analizzare un transetto naturale della costa sabbiosa, (vedi fig. 17, denominata: "Transetto schematico ideale delle entità vegetali del litorale di Ischitella-Pinetamare") considerando le varie aree a partire dal mare andando in direzione dell’entroterra. Si suddivide il transetto in sub-aree in base alle specie che dovrebbero esistere in ogni zona: la prima sub-area, quella più vicina alla linea di costa è, di norma, priva di vegetazione dunale, la seconda sub-area è denominata "spiaggia", poi si susseguono progressivamente "l’anteduna", la "duna mobile", la "retroduna", "l’interduna" e la "duna fissa".

 

4. 2 Situazione reale

La fascia litoranea del Comune di Castelvolturno, dalla foce del fiume Volturno fino al lago di Patria, costituisce un vasto ecosistema naturale che necessita di adeguata tutela, valorizzazione, e di oculate azioni di recupero. La maggior parte delle risorse naturalistiche ancora presenti sul territorio sono da interpretarsi come "residuali" ma, allo stesso tempo, di primaria importanza in quanto rappresentano le ultime, preziose testimonianze di un assetto naturale in via di progressiva e veloce disgregazione.

Possiamo suddividere gli ambienti caratteristici del litorale di Castelvolturno nelle seguenti cenosi vegetazionali:

La formazione vegetale che in questa sede ci interessa approfondire è quella denominata "vegetazione psammofila delle dune".

Gli ambienti sabbiosi litorali, come abbiamo già detto, risultano essere un habitat inospitale per la maggior parte delle specie vegetali. La concentrazione di sali nel terreno, la generale alta permeabilità del substrato, la generale inconsistenza dello stesso (le sabbie si definiscono suoli incoerenti), hanno determinato nel corso dell’evoluzione biologica una notevole selezione sulle entità che possono vivere in tali ambienti. Frequenti sono quindi le specie crassulente e carnosette, cioè ricche di parenchimi acquiferi che consentono l’immagazzinamento di liquidi, per lo più acqua, a difesa dell’intensa evotraspirazione e della generalizzata aridità del substrato, altre specie hanno sviluppato una notevole pubescenza che sovente conferisce alla pianta un colore bianco argenteo.

L’intera area esaminata, ricade, secondo la classificazione della vegetazione, nel climax termoxerofilo delle boscaglie e delle macchie litoranee; in essa si possono distinguere tratti con aspetti che presentano caratteristiche, sia ecologiche, sia geomorfologiche, anche molto differenti e che, inoltre, sono soggetti a sostanziali variazioni dovute all’alternarsi delle stagioni.

Gli ambienti psammofili rappresentano quelle aree nelle quali il substrato, su cui si sviluppano determinate specie vegetali, è costituito quasi esclusivamente da depositi eolici sabbiosi sciolti o più o meno consolidati (sabbie).

In questo paragrafo, pertanto, sarà fatta una descrizione di tali ambienti, seguendo un percorso che, procedendo ortogonalmente alla linea di costa, ci consenta di illustrare al meglio le diverse formazioni vegetali osservate in ciascuna fascia dell’area costiera considerata. Le formazioni vegetali caratteristiche adattate ad un ambiente estremo, condizionato dall’azione di forze fisiche, chimiche e meccaniche che, come quelle considerate in questo studio, ne rendono estremamente difficile la vita, vengono definite pioniere.

Consideriamo le condizioni in cui si devono affermare e riprodurre queste piante. Il substrato è costituito da sabbia più o meno fine, incoerente e mutevole ad ogni sollecitazione meccanica, i granelli sono separati da notevoli spazi e ciò diminuisce moltissimo la capacità di trattenere l’acqua.

Le radici devono avere una buona elasticità in quanto la sabbia sulla quale si attestano tende a muoversi in continuazione, inoltre debbono svilupparsi in lunghezza per attingere agli strati più umidi.

Un’ulteriore caratteristica di questo ambiente, a cui le specie pioniere risultano adattate, è la concentrazione salina che è molto variabile. La parte aerea della pianta deve sopportare, a sua volta, il vento carico di salsedine, di granelli di sabbia e di eventuali sostanze inquinanti. E’ per questo motivo che la maggior parte delle piante pioniere ha un andamento prostrato, strisciante o a cuscinetto appiattito. La forte insolazione nei mesi estivi, generalmente accompagnata da scarse precipitazioni, crea condizioni desertiche.

Per comprendere la peculiarità di questa flora, che è costituita dalle piante pioniere, è quindi necessario prendere in esame i fattori climatici e ambientali, che si presentano volta per volta allontanandosi dal mare.

 

4. 3 Condizioni ambientali.

In questo paragrafo verranno descritte le condizioni ambientali dei luoghi oggetto dell’indagine e il conseguente impatto che si è avuto sui popolamenti vegetali.

Partendo dall’area più a nord considerata in questo lavoro, cioè dall’inizio di Pinetamare (all’altezza delle cosiddette "Torri Occidentali") e continuando fino alla fine del Villaggio Coppola non si riscontra assolutamente alcuna associazione vegetale né, tantomeno, specie botaniche caratteristiche delle dune, fatta eccezione di qualche sporadica presenza di Crithmum maritimum che si insedia nelle aree rocciose delle scogliere artificiali. Proseguendo verso sud e proprio ai margini tra la fine dello stradone abusivo mai ultimato e l’inizio di Ischitella si nota un cordone di duna embrionale e retroduna, lungo diverse centinaia di metri lungo la costa, in sufficiente stato di conservazione, anche se sono evidenti dei segni di sofferenza di tale fitocenosi. In questa zona, però, risulta essere completamente assente la fascia di interduna e duna consolidata (la macchia) a causa della presenza eccessiva di un insediamento edilizio di villette e palazzine di modeste dimensioni.

Successivamente, ancora più a sud, inizia una lunga fascia di stabilimenti balneari, dove dapprima se ne ritrovano alcuni abbandonati e diroccati, ove la vegetazione dunale è presente in maniera molto frammentaria (anche grazie alla presenza di piccole e talvolta piccolissime aree di spiaggia libera), poi si incontrano gli stabilimenti non abbandonati. C’è da dire che nella zona degli stabilimenti la duna consolidata e l’interduna, o parte di essa, risulta essere, talvolta, anche in buono stato di conservazione, mentre risulta essere quasi del tutto assente la duna embrionale e la retroduna.

Segue, infine, la fig. 18 denominata: "Transetto schematico dei tipi di associazione vegetale del litorale di Ischitella-Pinetamare".

 

4. 4 Prima fascia: sabbia nuda, spiaggia, anteduna e duna mobile

Lungo il litorale, immediatamente al di sopra della linea di battigia, ove la sabbia non è più raggiunta dalle onde, tra i detriti accumulati dall’alta marea e dalle mareggiate si sviluppa, nei rari casi in cui gli stabilimenti e gli altri insediamenti antropici lo permettono, una comunità vegetale assai rarefatta, denominata associazione Salsolo-Cakiletum maritimae, costituita soprattutto da piante succulente come Cakile maritima e Salsola kali, che predominano in diversi punti, talvolta isolate e spesso accompagnate da specie psammofile di duna mobile, come Pancratium maritimum ed Eryngium maritimum e da specie stabilizzatrici delle dune che si spingono maggiormente verso il mare, come Sporobolus pungens, Agropyron junceum, Otanthus maritimus, Anthemis maritima, Echinophora spinosa, Calystegia soldanella, Cyperus kallii, e molto raramente si ritrovano Euphorbia peplis, Polygonum maritimum.

Alle specie pioniere Cakile maritima e Salsola kali, seguono poi le prime dune embrionali continuamente modificate dal vento che nella maggior parte delle aree studiate sono inesistenti a causa dei fattori antropici suddetti. In particolare nella zona dei parcheggi degli stabilimenti balneari troviamo talvolta specie resistenti al calpestio e che si adattano bene su suoli compatti ed aridi, come ad esempio Plantago coronopus.

 

4. 5 Seconda fascia: retroduna e interduna

Le fasce dunali della retroduna e interduna sono formazioni sabbiose più stabili di quelle incontrate precedentemente, più o meno elevate ed estese che non vengono modificate, o quasi, dall’azione del mare e dagli agenti atmosferici; esse assumono una direzione all’incirca parallela a quella della linea di battigia, dalla quale, generalmente, sono separate da una fascia costituita da dune meno stabili e meno elevate, definite embrionali, soggette a continue trasformazioni. L’azione stabilizzatrice è dovuta alla presenza di specie vegetali dotate di apparati radicali che, con il loro sviluppo sia profondo, sia superficiale creano una sorta di rete tridimensionale avente una estensione ed una resistenza tali da impedire, o quasi, i movimenti della massa sabbiosa, contrastando, in questo modo, l’azione erosiva del mare in maniera molto efficace. Le specie che assolvono maggiormente a questa funzione appartengono alla famiglia delle Graminacee, che formano le associazioni vegetali denominate Sporobolo-Agropyretum juncei ed Echinophoro spinosae-Ammophiletum arenariae, dove le più rappresentative sono Agropyron junceum, Ammophila littoralis (denominata anche Ammophila arenaria), Echinophora spinosa e Sporolobus pungens. Agropyron junceum è un caratteristico costituente della vegetazione di duna, dove compare insieme ad Ammophila littoralis, sua naturale alleata, tuttavia tra le due specie esiste una certa differenziazione ecologica, in quanto Ammophila littoralis tende a popolare il sommo delle dune, mentre Agropyron junceum vive generalmente alla base delle stesse oppure in stazioni pioniere. C’è da segnalare, infine a tal proposito, che la presenza di Ammophila littoralis in particolare appare in costante diminuzione. Tra le succitate specie stabilizzatrici compaiono numerose altre specie adattate in vari modi alla superficie sabbiosa, che nei mesi estivi, nelle ore più calde, può raggiungere temperature elevatissime. Vi si possono osservare pratelli a Medicago littoralis, Medicago minima, Melilotus neapolitana e Trigonella corniculata. Inoltre nella tarda estate osserviamo la fioritura di Eryngium maritimum e Pancratium maritimum i cui grandi semi neri punteggiano la sabbia a partire dalla fine della stagione estiva. Sulla sommità delle dune soggette ad una prima azione stabilizzatrice, fiorisce, a partire dal mese di maggio, Polygonum maritimum, una specie erbacea reptante caratteristica delle coste sabbiosa del Mediterraneo, che spesso protende i propri fusti prostrati e ramificati per alcuni metri lungo la superficie sabbiosa. Anche questa specie, però, è stata rinvenuta in rarissimi casi. Di tanto in tanto vengono rilevati anche dei tappeti monofitici o a grossa prevalenza di Carpobrotus acinaciformis che sappiamo essere un’estranea all’ambiente mediterraneo tipico in quanto il suo areale d’origine è il Sud Africa ma notiamo che si è spontaneizzata alquanto bene. Infine nella zona di retroduna talvolta si incontrano Verbascum sinuatum, Lavatera arborea ed Arundo donax. C’è da segnalare che laddove inizia la "macchia bassa" o si apre e si degrada, si può osservare l’associazione Sileno coloratae-Vulpietum membranacea dove troviamo le specie Daucus gingidium, Silene colorata, Vulpia membranacea, Lobularia marina, Cyperus kallii, Crucianella maritima, Lagurus ovatus, Centaurea sphaerocephala, Euphorbia paralias, Scabiosa rutifolia, Scabiosa maritima, Scolymus hispanicus, Xantium italicum e Imperata cylindrica.

 

4. 6 Terza fascia: duna fissa o consolidata

A questa fascia appartengono formazioni vegetali più o meno estese in un sufficiente stato di conservazione dove si osservano le specie della macchia

mediterranea che rendono la duna progressivamente sempre più d’aspetto consolidato. La prima associazione vegetale che si ritrova è la Pistacio-Juniperetum macrocarpae; tra le specie caratterizzanti e riscontrate con maggiore frequenza, in questa associazione, dobbiamo segnalare quelle appartenenti alla cosiddetta "macchia bassa": Rosmarinus officinalis, Phyllirea latifolia, Pistacia lentiscus, Cistus spp., Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa, Smilax aspera, Asparagus acutifolius, Lonicera implexa, Myrtus communis; che progressivamente lasciano spazio all’altra associazione evidenziabile in questa zona, che è il Quercetum ilicis dove si trovano le specie di "macchia alta" Pinus pinaster, Quercus ilex, Rhamnus alaternus, Arbutus unedo, Daphne sericea; infine si arriva alla pineta artificiale (descritta, in questa sede, solo superficialmente) dove sono presenti le specie: Pinus pinea, Pinus halepensis, Pinus pinaster (sono presenti anche specie esotiche introdotte appartenenti al genere Eucaliptus ed

altri) ma anche Quercus ilex che lentamente sta riprendendo il suo posto naturale, in quanto la situazione naturale (climacica) degli ecosistemi retrodunali dovrebbe essere rappresentata da boschi e foreste con forte prevalenza del Quercus ilex.

 

5. Caratteri faunistici

5. 1 Inquadramento faunistico generale

Al fianco di queste principali categorie ambientali di tipo vegetazionale, c’è da segnalare la diffusa presenza di tutto un corteggio faunistico di grande rilievo. L’area compresa dall’elenco qui di seguito proposto tiene conto del territorio ben più vasto del nostro campo d’indagine delle dune mobili, però sembra opportuno, in questo caso, ampliare il discorso per avere un quadro d’insieme quanto più approfondito possibile.

Legenda

Bibl. = Fonte bibliografica di ogni singola specie elencata:

1 = Carta Regionale Faunistica (Regione Campania, 1985);

2 = Natura 2000 – Bioitaly (Regione Campania, 1999);

3 = Inventario delle zone umide italiane (Ministero dell’Ambiente, 1992);

4 = La Riserva Naturale di Castelvolturno (Corpo Forestale dello Stato – Comando di Caserta).

Prot. = Specie variamente protetta in base alle numerose Leggi e Direttive.

Pres. = Modalità di presenza della specie ornitica in base a quanto riportato nella Carta Faunistica della Regione Campania e, nello specifico:

STA = Specie presente tutto l’anno (stanziale).

MIG = Specie presente solo durante le migrazioni.

SVE = Specie svernante.

NID = Specie nidificante accertata.

Estin. = Anno di estinzione accertato per la zona di Castelvolturno.

 

 

RETTILI

Specie

Nome italiano

Bibl.

Prot.

Habitat

Testudo hermanni

Testuggine terrestre

4

*

Macchia mediterr.

Lacerta viridis

Ramarro

2

*

Macchia mediterr.

Podarcis sicula

Lucertola campestre

2

*

Macchia mediterr.

Coluber viridiflavus

Biacco

2

*

Macchia mediterr.

UCCELLI

Specie

Nome italiano

Pres.

Bibl.

Prot.

Habitat

           

Botaurus stellaris

Tarabuso

NID

3

*

Zone umide

Ixobrychus minutus

Tarabusino

NID

1,2

*

Zone umide

Nycticorax nycticorax

Nitticora

MIG

1

*

Zone umide

Ardeola ralloides

Sgarza ciuffetto

MIG

1,3

*

Zone umide

Egretta alba

Airone bianco

-

1,3

*

Zone umide

Egretta garzetta

Garzetta

MIG

3

*

Zone umide

Ardea cinerea

Airone cenerino

MIG

1,3

*

Zone umide

Ardea purpurea

Airone rosso

MIG

1,3

*

Zone umide

Ciconia ciconia

Cicogna bianca

MIG

1,3

*

Zone umide

Ciconia nigra

Cicogna nera

-

1

*

Zone umide

Platalea leucorodia

Spatola

-

3

*

Zone umide

Phoenicopterus ruber

Fenicottero

-

2

*

Zone umide

Anser albifrons

Oca lombardella

-

2

*

Zone umide

Tadorna tadorna

Volpoca

-

3

*

Zone umide

Anas penelope

Fischione

SVE

1,3

*

Zone umide

Anas crecca

Alzavola

STA

1,3

*

Zone umide

Anas platyrhynchos

Germano reale

STA

1,3

 

Zone umide

Anas acuta

Codone

SVE

1,3

*

Zone umide

Anas querquedula

Marzaiola

STA

1,3

*

Zone umide

Anas Clypeata

Mestolone

MIG

1

 

Zone umide

Aythya nyroca

Moretta tabaccata

MIG

1

 

Zone umide

Aythya fuligula

Moretta

SVE

1,2

 

Zone umide

Phalacrocorax carbo

Cormorano

-

3

*

Zone umide

Aythya ferina

Moriglione

-

3

*

Zone umide

Milvus milvus

Nibbio reale

MIG

1

*

Macchia,ecc.

Milvus migrans

Nibbio bruno

SVE

1

*

Macchia,ecc.

Circus aeruginosus

Falco di palude

SVE

1,2,3

*

Zone umide

Circus cyaneus

Albanella reale

-

2

*

Prati naturali

Buteo buteo

Poiana

MIG

1

*

Vario

Falco subbuteo

Lodolaio

MIG

1

*

Boschi radi

Coturnix coturnix

Quaglia

MIG

1,2

 

Prati naturali

Rallus aquaticus

Porciglione

STA

1

*

Zone umide

Gallinula chloropus

Gallinella d’acqua

STA

1,3

 

Zone umide

Fulica atra

Folaga

STA

1,3

 

Zone umide

Himantopus himantopus

Cavaliere d’Italia

MIG

1,2,3

*

Zone umide

Recurvirostra avosetta

Avocetta

MIG

1

*

Zone umide

Pluvialis apricaria

Piviere dorato

MIG

1

*

Zone umide

Vanellus vanellus

Pavoncella

SVE

1

*

Zone umide

Philomachus pugnax

Combattente

MIG

1,2

*

Zone umide

Gallinago gallinago

Beccaccino

MIG

1,2

*

Zone umide

Scolopax rusticola

Beccaccia

MIG

1

*

Zone umide

Limosa limosa

Pittima reale

MIG

1

*

Zone umide

Numenius phaeopus

Chiurlo piccolo

MIG

1

*

Zone umide

Numenius arquata

Chiurlo

MIG

1

*

Zone umide

Tringa sp.

Piro piro

MIG

1

*

Zone umide

Larus argentatus

Gabbiano reale

STA

1,2

 

Zone umide

Larus cachinnas

Gabbiano comune

SVE

3

 

Zone umide

Fratercula arctica

Pulcinella di mare

-

3

*

Zone umide

Columba palumbus

Colombaccio

MIG

1

 

Vario

Streptopelia turtur

Tortora

MIG

1,2

 

Macchia,ecc.

Cuculus canorus

Cuculo

MIG

1

*

Boschi radi

Tyto alba

Barbagianni

STA

1

*

Macchia,ecc.

Athene noctua

Civetta

STA

1

*

Vario

Asio flammeus

Gufo di palude

-

2,3

*

Zone umide

Alcedo atthis

Martin pescatore

NID

1

*

Zone umide

Coracias garrulus

Ghiandaia marina

-

2

*

Zone umide

Upupa epops

Upupa

MIG

1

*

Boschi radi

Melanocorhypha calandra

Calandra

MIG

1

*

Prati naturali

Calandrella brachydactyla

Calandrella

MIG

1

*

Prati naturali

Galerida cristata

Cappellaccia

SVE

1

*

Prati naturali

Lullula arborea

Tottavilla

SVE

1

*

Boschi radi

Alauda arvensis

Allodola

STA

1

*

Dune

Anthus campestris

Calandro

MIG

1

*

Dune

Anthus trivialis

Prispolone

MIG

1

*

Boschi radi

Anthus pratensis

Pispola

SVE

1

*

Litorali

Luscinia svecica

Pettazzurro

-

2

*

Zone umide

Monticola solitarius

Passero solitario

MIG

1

*

Vario

Turdus merula

Merlo

STA

1

 

Vario

Turdus pilaris

Cesena

SVE

1

 

Vario

Turdus philomelos

Tordo bottaccio

SVE

1

 

Cespugli

Turdus iliacus

Tordo sassello

SVE

1

 

Vario

Turdus viscivorus

Tordela

SVE

1

*

Boschi radi

Sylvia melanocephala

Occhiocotto

-

4

*

Macchia m.

Ficedula albicollis

Balia dal collare

-

2

*

Vario

Parus major

Cinciallegra

-

4

*

Macchia m.

Oriolus oriolus

Rigogolo

MIG

1

*

Boschi

Lanius collurio

Averla piccola

-

2

*

Cespugli

Pica pica

Gazza

MIG

1

*

Vario

Corvus monedula

Taccola

MIG

1

*

Vario

Corvus corone

Cornacchia grigia

MIG

1

*

Vario

Sturnus vulgaris

Storno

SVE

1

*

Vario

MAMMIFERI

Specie

Nome italiano

Bibl.

Prot.

Habitat

         

Rhinolophus hipposideros

Rinolofo minore

2

*

Vario

Rhinolophus ferrumequinum

Rinolofo maggiore

2

*

Vario

Erinaceus europaeus

Riccio europeo

1

*

Macchia med.

Lepus europaeus

Lepre comune

1

 

Vario

Oryctolagus cuniculus

Coniglio selvatico

1

 

Vario

Muscardinus avellanarius

Moscardino

1

*

Macchia med.

Vulpes vulpes

Volpe comune

1,4

 

Vario

Mustela nivalis nivalis

Donnola comune

1

*

Vario

MAMMIFERI ESTINTI

Specie

Nome italiano

Bibl.

Estin.

Prot.

Habitat

           

Hystrix cristata

Istrice

1

1918

*

Macchia mediterranea

Lutra lutra

Lontra europea

1

1923

*

Fiumi e zone umide

Oltre a questo si deve sottolineare che attualmente non risultano essere disponibili, in letteratura, notizie significative su altri importanti gruppi animali (Anfibi, Insetti, Molluschi, ecc.). C’è da segnalare solo la presenza di Odonati e Coleotteri (in particolare Carabidi) che risulta essere molto interessante.

 

6. Conclusioni e proposte

Dalle considerazioni finora effettuate emerge la situazione di grave crisi in cui versa, sia per cause naturali, sia per cause antropiche, l’ecosistema studiato. Nonostante la situazione di abbandono e degrado, l’area merita di essere conservata e protetta per le caratteristiche naturali molto interessanti.

Per arrestare il processo di degrado innanzitutto le Autorità preposte dovrebbero, quanto meno, farsi carico del problema, tenuto conto che tale zona rientra nella istituenda Riserva Regionale denominata "Foce Volturno e costa di Ischitella-Licola".

Nelle zone dove dovrebbe esistere la duna o in quelle aree dove si nota un lento ma progressivo avanzamento naturale della vegetazione deve essere vietata ogni modificazione del suolo e devono essere delimitate zone di rispetto atte a garantire la conservazione di tale ambiente contro ogni rischio di degrado legato soprattutto alle attività antropiche.

Per quanto riguarda la pressione antropica, specialmente nel periodo estivo, è fondamentale l’osservanza e la corretta divulgazione delle norme sulla protezione della vegetazione esistente. Occorre sottolineare, in questa sede, che, in considerazione del delicatissimo equilibrio biologico dell’ecosistema "duna", deve essere bandito il passaggio-calpestio indiscriminato, non si devono più concedere autorizzazioni alla realizzazione di costruzioni stabili o precarie. Nessuna nuova attività deve essere concessa per alcun motivo, in particolare quella connessa al passaggio dei veicoli a quattro e due ruote (vedi trattori, altri mezzi cingolati, fuoristrada e motociclette).

Negli ultimi decenni, come abbiamo già accennato, le varie Amministrazioni comunali di Castelvolturno hanno cercato di rimediare al fenomeno dell’erosione costiera posizionando in prossimità della linea di costa dei moli o pennelli trasversali (scogliere artificiali) costituiti da grossi massi a livello dell’insediamento urbano di Villaggio Coppola-Pinetamare. Tali opere si prefiggevano di proteggere strutture quali, ad esempio, gli stabilimenti balneari o gli edifici costruiti proprio sulla spiaggia. Queste iniziative hanno avuto il risultato di spostare di poche centinaia di metri di poche centinaia di metri più a sud il processo erosivo. Si è, pertanto, dato innesco ad un circolo vizioso che porta a tamponare solo parzialmente le varie situazioni di emergenza, senza venire, però, mai a capo del problema del fenomeno dell’erosione marina. A tal riguardo si propone che tutti gli interventi futuri devono essere avvalorati da seri studi scientifici pluridisciplinari (geologico, ingegneristico, botanico, zoologico, ecologico, ecc.).

La pulizia del litorale deve essere eseguita senza l’utilizzo di mezzi meccanici per evitare la distruzione delle specie botaniche importanti per la ricostituzione dell’ecosistema dunale. Le spiagge devono essere fornite di un alto numero di contenitori gettarifiuti, inoltre le aree dove si deve ricostituire la duna deve essere pulita a mano. Si ritiene utile anche effettuare delle massicce campagne di

informazione e sensibilizzazione dei residenti e turisti e si deve recintare o comunque delimitare ogni zona di spiaggia in fase di "ripresa naturale".

Si possono installare dei cartelli divulgativi sulle specie animali e vegetali che popolano la duna, sull’ecosistema e su quant’altro sia utile per la maggiore informazione alle persone. Infine le discese a mare devono essere delimitate da percorsi obbligatori realizzati con staccionate.

Il metodo migliore per ricostituire l’ecosistema dunale consiste nel lasciare alla natura il suo decorso normale. Considerato, però, che i tempi che ci offre la natura sono molto lunghi si è pensato di poter favorire i processi naturali di insediamento delle specie botaniche, senza, però, alterare le condizioni ecologiche dei luoghi.

La proposta consiste nel mettere a dimora specie psammofile, come lo sparto pungente (Ammophila arenaria) o la gramigna delle spiagge (Agropyron junceum), che sono specie caratteristiche e predominanti di questi ambienti ed eccellenti fissatori della sabbia alzata dal vento, il che favorirebbe l'insediamento di altre specie pioniere che a poco a poco ricostituirebbero le condizioni naturali. Queste piante devono essere poste in file perpendicolari alla direzione del vento dominante. Perché il restauro della duna sia un po’ più veloce ed efficace, si devono utilizzare degli ostacoli artificiali per attutire la velocità del vento, almeno per i primi periodi, così da consentire un’alta percentuale di insediamento delle piante. Le protezioni possono essere realizzate con basse cannucciate tese tra vari picchetti in legno.

Risulta di fondamentale importanza, così come già detto, nella fase di ricostituzione della duna, una capillare attività di educazione e sensibilizzazione dei residenti e dei turisti. Per tutte le aree da restaurare è opportuno predisporre un adeguato vivaio che oltre a specie arboree ed arbustive locali, dovrà avere anche i letti di coltura per la vegetazione di duna. Questi tipi di intervento sono quanto di più difficile esista, proprio per la natura alofila di questa vegetazione, caratterizzata da specie a crescita estremamente lenta. Si tratta di una vegetazione pioniera caratterizzata da apparati radicali molto sviluppati in profondità per la ricerca dell’acqua: ad esempio, una pianta erbacea di 10 cm di altezza può avere una radice lunga oltre 70/80 cm.

E’ estremamente difficoltoso trapiantare piante adulte. Quasi sicuramente la soluzione migliore è procedere alla raccolta del seme, stimolare una sua germinazione in letti di coltura idonei e procedere immediatamente al trapianto, prima che gli apparati radicali si sviluppino a dismisura.

Infine la presenza di un vivaio specializzato, oltre che ad essere indispensabile per il restauro vegetazionale, servirà anche da struttura didattica per l’educazione ambientale e per fonte di lavoro di giovani disoccupati.

 

7. Bibliografia

AA. VV., Carta Regionale Faunistica (Regione Campania, 1985).

AA. VV., Natura 2000 – Bioitaly (Regione Campania, 1999).

AA. VV., Vegetation et qualite de l’environnement cotier en Mediterranee – Cagliari, 1989. Editore: J. Cramer – Berlin-Stuttgart – 1992.

AA. VV., Phytosociologie littorale et taxonomie – Bailleul, 1989. Editore: J. Cramer – Berlin-Stuttgart – 1992.

AA. VV.,. La duna costiera in Toscana. Proposte per la protezione e ripristino. WWF Delegazione Toscana, 1995; Editori dell’Acero. Empoli (FI).

AA. VV., WWF Delegazione Toscana, 1994. Le dune, natura e poesia. Poliedizioni. Marina di Massa (MS).

Burnie David, 1995. Fiori spontanei del Mediterraneo. Fabbri Editori.

Del Prete C., Tosi G. Flora e vegetazione dei litorali sabbiosi della Maremma.CO.GRAF. Editrice. Milano.

Cocco E., Castaldo G., De Magistris M.A., De Pippo T., Di Iorio G., 1980. Dinamica ed evoluzione del litorale campano-laziale: 1. Il tratto a sud del fiume Volturno. Atti del IV Congresso A.I.O.L., 58: 1-11.

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