Innanzitutto si deve imparare a ridurre i rifiuti: comprare l’acqua
minerale in vetro con il sistema del vuoto a rendere, preferire merce
sfusa, abbandonare il più possibile tutte le merci usa e getta
(tovagliolini di carta, piatti, posate e bicchieri in plastica devono
essere sostituiti da oggetti durevoli, fatti di vetro, porcellana, metalli
ecc.)
Le statistiche dicono che un sacchetto della spazzatura contiene
mediamente il:
30 % = rifiuti organici – che possono essere trasformati, negli impianti
di compostaggio (fase aerobica), in fertilizzante naturale o terriccio
utile per ricostituzioni ambientali. Oppure durante le fasi di
fermentazione (fase anaerobica) del processo di biodigestione si produce
biogas (metano ed anidride carbonica) che possono essere utilizzati per
produrre energia elettrica.
25 % = carta e cartone – che devono essere avviati al riciclaggio nelle
cartiere, preventivamente trattati.
15 % = plastica e gomma riciclabili – che devono essere avviati al
riciclaggio (basti pensare che dalle bottiglie di plastica si possono
ottenere sedie, tavoli, tessuti sintetici, ecc.)
7 % = vetro - che deve essere avviato al riciclaggio per ottenere nuovi
oggetti in vetro
3 % = lattine ed altri oggetti in alluminio - che devono essere avviati al
riciclaggio per ottenere nuovi oggetti in alluminio.
20 % = altro - rappresentano tutti i rifiuti non meglio definibili e non
meglio riciclabili o recuperabili che devono essere differenziati in base
al potere calorifico ed avviati al CDR – combustibile da rifiuti, in
piccoli e piccolissimi impianti di termovalorizzazione e sovvalli con
basso potere calorifico in discarica). Si deve ricordare che dagli
impianti di termovalorizzazione si produrranno ceneri e gessi che dovranno
essere smaltiti in discariche specializzate, per cui quanto più ridotto è
il loro utilizzo tanto meglio sarà per l’ambiente e la collettività.
Alessandro Gatto
(Resp. settore rifiuti
WWF Campania)