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LE TECNICHE DI SMALTIMENTO DEI RIFIUTI |
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di Alessandro Gatto (Consigliere regionale del WWF Campania) Il problema dei rifiuti in Italia e soprattutto in Campania ha assunto negli ultimi anni proporzioni tali da diventare uno dei maggiori problemi, non solo di tipo ecologico e sanitario ma anche una fonte di preoccupazione sociale. Le scelte fatte dalla classe dirigente della Campania, in tutti questi anni, non hanno portato ancora ad una definitiva quanto rassicurante soluzione del problema. Lecologia e la protezione dellambiente solo negli ultimi anni hanno assunto quellimportanza che meritavano. Il WWF da sempre ha sentito il problema e da sempre sta tentando di suggerire agli Amministratori della "Cosa Pubblica" la soluzione più "indolore" possibile per il migliore sistema di gestione dello smaltimento dei rifiuti. Qui di seguito sono riassunte alcune strategie di smaltimento alternative od integrative alle discariche. La composizione, in percentuale dei rifiuti solidi urbani Le statistiche dicono che un sacchetto della spazzatura contiene circa il: 30 % = rifiuti organici 24 % = carta e cartone 20 % = stracci e legno 13 % = plastica e gomma 8 % = vetro 4 % = metalli 1 % = materiali pericolosi (farmaci scaduti, pile esaurite, ecc.) La raccolta differenziata Quando un oggetto o un materiale ha finito di svolgere il compito per il quale è stato creato, viene chiamato rifiuto. In realtà il rifiuto è il punto di partenza per nuove vite: innanzitutto quella del riutilizzo e poi quella del riciclaggio. Chiudere il cerchio (comportandosi come la natura) è unoperazione che richiede la presenza di molte persone, ma esiste un primo fondamentale gesto che tutti dobbiamo fare quotidianamente: la raccolta differenziata. Gettare una bottiglia di vetro in un contenitore dove cè la scritta "raccolta vetro" significa che da quel momento il cerchio, aperto con la creazione della bottiglia, si potrà chiudere. E la stessa cosa vale per tutti gli altri materiali che noi scartiamo: non solo carta, plastiche, alluminio, legno, tutti riciclabili ma anche quelli che possono essere dannosi come le pile esaurite, i farmaci scaduti, le batterie delle automobili, ecc. Ogni città ha le sue regole e i suoi sistemi per la raccolta differenziata dei rifiuti (quando esiste), si possono utilizzare i cassonetti, le campane, i contenitori multimateriali, i sacchetti differenziati condominiali e i centri di conferimento. Per definizione possiamo trattare due diversi sistemi di raccolta differenziata dei rifiuti da avviare al riciclo dei materiali: la raccolta differenziata di tipo aggiuntivo e la raccolta differenziata di tipo integrato. Il primo "passaggio concettuale" è quello che individua la necessità di superare una logica progettuale di tipo aggiuntivo per approdare, viceversa, ad una logica di integrazione. In sostanza, i sistemi di raccolta sin qui utilizzati in gran parte del Paese ed in particolar modo nella Regione Campania, nati in maniera, per così dire, episodica, al di fuori di una visione strategica complessiva, possono essere considerati aggiuntivi rispetto ai tradizionali circuiti di raccolta del rifiuto tal quale. Risultano, quindi, separati dai circuiti stessi dal punto di vista dellorganizzazione dei servizi: si basano su una presenza abbastanza rarefatta di manufatti (raccoglitori a forma di campana multicolore per la diversa tipologia di rifiuto: verde = vetro; giallo = plastica) distribuiti sul territorio di competenza (quello che interessa allagro aversano è denominato CE 2), con rendimenti decisamente modesti (almeno rispetto agli obiettivi che oggi impone la normativa). Lo schema di raccolta di tipo aggiuntivo è evidentemente inadeguato rispetto alle nuove linee di tendenza ed agli impegni fissati dal "Decreto Ronchi", ove si prevede di raggiungere il 25 % della raccolta dei rifiuti in maniera differenziata entro il 2001 e il 35 % entro il 2003; però le ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri che regolano le attività delle Regioni Commissariate (come lo è la Regione Campania dal 1994) prevedevano che si raggiungesse il 35 % entro il 2000. Per il WWF sarebbe auspicabile raggiungere percentuali di raccolta differenziata ben più alte di quelle proposte dalla normativa suddetta. Si rende, dunque, indispensabile il passaggio a modelli più adeguati, più coerenti con le nuove strategie di gestione intelligente dello smaltimento dei rifiuti. Occorre, infatti, adottare quella che si definisce una modalità di raccolta integrata. Con ciò si intende un modello di raccolta che non è avulso dal circuito di raccolta del rifiuto indifferenziato, con il quale anzi si deve "integrare"; un modello che tendenzialmente privilegia la personalizzazione dei servizi, ovvero la messa a disposizione di servizi "su misura" delle differenti categorie di produttori dei rifiuti. Per esemplificare: se con il sistema aggiuntivo tutti i produttori di rifiuto vetroso (famiglie, bar, ristoranti, chioschi, ecc.) dovevano conferire le bottiglie vuote allo stesso contenitore (la campana stradale di colore verde), ora si tratta di fornire un servizio di migliore qualità, che faciliti il compito del conferimento separato alle differenti categorie di produttori, ad esempio dotando gli esercizi pubblici di propri contenitori, con frequenze di vuotatura specificamente studiate per rispondere alle loro esigenze. Un modello, quello integrato, che privilegi le raccolte domiciliari capillarizzate ed obbligatorie. Con la raccolta integrata i risultati attesi sono senza dubbio più coerenti con gli obiettivi specificati dal "Decreto Ronchi", sia per quanto riguarda le quantità intercettate per ogni singola tipologia di materiale, sia per quanto riguarda la qualità dei materiali intercettati, sia per quanto riguarda la capacità di ottenere un buon equilibrio tra i costi e ricavi, con riferimento naturalmente a tutto il servizio di raccolta, ossia la differenziata ed il rifiuto residuo visti come un tuttuno, integrato appunto. I rifiuti cartacei: per produrre una tonnellata di carta da cellulosa vergine occorrono: 15 alberi, 440.000 litri di acqua e 7.600 kWh di energia elettrica. Per produrre la stessa quantità di carta riciclata, invece, bastano: nessun albero, 1.800 litri di acqua e 2.700 kWh di energia elettrica. Solo questi valori ci fanno capire come sia utile riciclare la carta sia per un risparmio economico, sia per la riduzione dellimpatto ambientale. La carta, però, può essere non solo riciclata ma anche ampiamente riutilizzata: il retro dei fogli di carta già stampati può servire per prendere appunti o lasciare messaggi, i sacchetti di carta possono trasportare la spesa più volte, i libri usati possono essere donati ad amici, associazioni, scuole, biblioteche, ecc. La carta da riciclare proviene dai cassonetti, o da altra forma di raccolta differenziata, o direttamente dalle industrie, sotto forma di scarti di lavorazione, imballaggi o rese delleditoria, cioè giornali o libri non venduti. Prima di iniziare il processo di recupero, la carta va in un punto di raccolta generale dove si fa una prima selezione, separando giornali, cartoni, carta più leggera, moduli continui. I vari materiali così separati vengono pressati e confezionati in balle, quindi inviati alle cartiere. I rifiuti legnosi: il riuso dei contenitori in legno è una pratica consueta e abituale, come per il Pallet (supporti in legno tenuti sollevati 15-20 cm da terra dove si possono appoggiare grossi quantità di merci varie che poi possono essere trasportate da piccoli autotrasportatori da magazzino), le cassette per ortofrutta e così via. Una volta usati e riusati il più possibile questi materiali legnosi, divenuti inservibili dallusura, vengono accantonati per essere inviati ai centri di raccolta per il legno. Essendo questi materiali prevalentemente utilizzati a livello industriale, in città spesso noi non troveremo il contenitore per la raccolta differenziata, basterà telefonare allazienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti per sapere come e quando loro possono prelevare tali materiali. Lo stesso meccanismo viene adottato per lo smaltimento di tutti quei rifiuti denominati "ingombranti" (elettrodomestici danneggiati, arredi domestici inservibili, ecc.). Riciclare il legno significa risparmiare le materie prime: gli alberi. Tutto il legno può essere riciclato. Il legno raccolto negli appositi centri suddetti, viene pressato, per ridurne il volume, e trasportato più agevolmente alle industrie che lo lavorano. Una volta giunto qui viene ripulito da tutte le impurità (chiodi, pezzi di stoffa, carta, ecc.) e poi viene ridotto in scaglie (chip). I chip pressati, ai quali vengono aggiunti collanti, danno luogo a pannelli in legno utilizzabili esattamente come una tavola di legno proveniente da un tronco di albero appena tagliato. I rifiuti in alluminio: a differenza di molti altri materiali, lalluminio può essere riutilizzato allinfinito senza perdere le sue qualità originali; lalluminio che si ottiene dal riciclaggio viene detto "alluminio secondario" e questo nome è lunica differenza con lalluminio ottenuto dalla bauxite (il minerale da cui si ricava lalluminio). Il riciclaggio dellalluminio permette un risparmio del 95% dellenergia richiesta per produrlo partendo dalla materia prima; per questo motivo, il "rottame dalluminio" non è un rifiuto da buttare, ma un prezioso materiale da riutilizzare. LItalia è la maggiore produttrice dalluminio secondario in Europa, dopo la Germania, basti pensare che da noi la produzione dalluminio secondario è avviata verso le 500'000 t/anno, mentre quella dellalluminio primario supera le 200'000 t/anno. Cose da sapere per riciclare lalluminio:
I rifiuti di plastica: in apparenza le plastiche sembrano tutte simili ma in realtà ciascuna ha caratteristiche chimiche diverse. Solo il PET (polietilentereftalato o polietilenftalato) è in grado di trattenere lanidride carbonica delle bevande gassate; con il PVC (polivinilcloruro) si fanno bottiglie (oggi non più bottiglie per contenere alimenti perché il PVC è tossico), nastro isolante, fili elettrici, tubi, ecc. ; di PP (polipropilene) sono le siringhe, i pennarelli, le vaschette per il formaggio, ecc. ; infine di PE (polietilene) sono i sacchetti per limmondizia, per la spesa, per i surgelati e così via. Tutte le plastiche sono dette "materiali polimerici", cioè possiedono le caratteristiche essenziali dei polimeri:
Anche per la plastica occorre la raccolta differenziata per evitare di disperdere nellambiente dei rifiuti che non vengono degradati naturalmente dai microrganismi decompositori. Il primo fondamentale passo per una buona riuscita del processo di riciclo è la separazione già a casa, per poi depositare questi rifiuti nellapposito contenitore della "raccolta plastica". Ma attenzione in quel raccoglitore non si deve scaricare qualsiasi oggetto di plastica, ma solo i contenitori in PET e PVC (bottiglie, flaconi, ecc.). In ogni caso il passaggio successivo per il riciclaggio della plastica continua con la fase "di selezione" nella quale si dividono i rifiuti per tipo di polimero. Il principio di Archimede (cioè la legge della differenza di galleggiabilità in acqua propria di ogni sostanza) e i raggi X sono alcuni dei sistemi per riconoscere e separare le plastiche; una volta divise per tipo di polimero vengono macinate, lavate e trasformate in scagliette pronte per essere avviate alla lavorazione di nuovi manufatti. I rifiuti di vetro: il vetro è un materiale inorganico costituito da silici con aggiunta di alcuni ossidi che svolgono un ruolo di stabilizzazione dello stato vetroso. La produzione della materia vetro e dei manufatti avviene attraverso processi di fusione che comportano un elevato consumo di energia e materie prime. Il vetro è utilizzato principalmente in due settori: edilizia e imballaggi. Per quanto riguarda la raccolta differenziata del vetro cè da dire subito che prima di tutto il vetro va riutilizzato prima di essere riciclato (si pensi al vuoto a rendere delle bottiglie per acqua ed alimenti). Il vetro occupa, allinterno del mercato degli imballaggi, un posto di privilegio per le ottime qualità di igiene, capacità conservativa del prodotto e riciclabilità. Il primo beneficio di un suo riciclaggio è evidentemente una riduzione del volume dei rifiuti e dei costi di smaltimento. I vantaggi ambientali, economici e tecnici della raccolta differenziata del vetro sono innumerevoli. Il riciclaggio del vetro consente: di risparmiare le materie prime minerali (sabbia silicea, calcare, ecc.) necessaria per produrre il vetro, limitando lapertura di nuove cave a tutto vantaggio della salvaguardia del territorio e di ridurre i consumi energetici. I rifiuti pericolosi: i rifiuti cosiddetti "pericolosi" sono quelli che, mescolati agli altri o abbandonati a se stessi, rilasciano sostanze tossiche o nocive che disperdendosi nellambiente lo inquinano pericolosamente e profondamente per lunghi periodi, contaminando le catene alimentari e giungendo fino alluomo. Ad esempio 5 litri di olio minerale per motori (il cambio medio di unautomobile) potrebbero inquinare una superficie del mare pari a circa 5.000 metri quadrati, impedendone lossigenazione.
Tempi di degradazione naturale dei rifiuti
2) Sigarette con filtro (da 1 a 2 anni). 3) Torsolo di mela (3 mesi). 4) Fiammiferi e cerini (6 mesi). 5) Giornali e riviste (se sminuzzati circa tre mesi, se accatastati più di 10 anni). 6) Gomme da masticare (5 anni). 7) Lattine in alluminio per bibite (da 10 a 100 anni). 8) Plastiche in genere (da 100 a 1000 anni). 9) Polistirolo (oltre 1000 anni). 10) Schede telefoniche, carte di credito e simili (oltre 1000 anni). 11) Vetro (oltre 4000 anni). Il compostaggio dei rifiuti organici Il compostaggio dei rifiuti organici (biodegradabili) avviene in due fasi distinte. La prima è la fase aerobica, resa possibile da alcuni microrganismi che operano in presenza di ossigeno; la seconda è la fase anaerobica attivata da altri microrganismi che operano in assenza di ossigeno. Anche la raccolta (separata dalle altre tipologie di rifiuti) dei rifiuti organici assume un aspetto importante per la soluzione definitiva del problema. Quanto migliore è la qualità del rifiuto organico (ossia quanto maggiore è il suo grado di purezza) tanto migliore sarà il prodotto finale del processo di trasformazione di tale rifiuto, ossia il cosiddetto compost. Vediamo brevemente quali sono le fasi del processo di compostaggio. Il processo di trasformazione, ossidazione, aerobica del materiale organico ha una prima fase di destrutturazione e igienizzazione del prodotto. La velocità con cui questa prima fase, caratterizzata dallo sviluppo di temperature sui 60° - 70° C, si sviluppa dipende essenzialmente dai seguenti fattori:
In materiali ben sminuzzati e mescolati la prima fase termofila si attiva rapidamente, con raggiungimento della temperatura massima in 1 2 giorni. E pertanto opportuno ottenere una buona triturazione e miscelazione del materiale. Per ottimizzare i tempi di trattamento e lefficienza del processo, con rapida decomposizione delle sostanze organiche e distruzione dei patogeni primari, occorre mantenere la temperatura del materiale abbastanza costante in ogni suo punto per almeno tre giorni tra i 50° e 60° C. Questo avviene con insufflamento daria (laria deve provenire dal basso) e continui rivoltamenti. Il tempo di permanenza del prodotto nel digestore o bioreattore deve essere di tre giorni ad una temperatura superiore ai 55° C. La seconda fase di fermentazione (fase anaerobica) si ha quando entrano in attività i microrganismi mesofili che destrutturano, in tempi più lunghi, le parti più resistenti, quali la cellulosa e lignina. Quindi si ha una fase di maturazione in cui si ripolimerizzano le parti destrutturate. Terminato il processo, in un tempo di tre mesi circa, si ottiene il prodotto finale denominato compost, che può essere commercializzato sia come componente dei fertilizzanti organici, sia come materiale inerte utile per impieghi geologici e pubblici di varia utilità. Lincenerimento dei rifiuti E opportuno, in questa sede, aprire anche una breve parentesi sullincenerimento dei rifiuti. Pur non presentando posizioni preconcette nei confronti di tale tipologia di smaltimento il WWF esprime un netto dissenso al massiccio utilizzo di impianti di incenerimento dei rifiuti che poco e male si concilia con il discorso sulla raccolta differenziata "spinta" da noi proposta. Per meglio chiarire le motivazioni della scelta di tale linea strategica è indispensabile capire quali sono i problemi ambientali collegati e collegabili agli inceneritori dei rifiuti. Le tecnologie dellincenerimento sono essenzialmente tre: forni a tamburo rotante, a griglia e a letto fluido; con camera di post combustione e temperature elevate (800° 1000° C), sufficiente adduzione di ossigeno. Il processo di ossidazione del CDR (combustibile derivato dai rifiuti), data la sua eterogeneità, nonostante laumento del rendimento degli impianti più moderni, non è mai completo. Di conseguenza i "fumi" possono contenere ossidi di carbonio (CO2 e CO), ossidi di azoto (Nox), ossidi di zolfo, idrocarburi, scorie solide (particolati), buona percentuale di silicati, ossidi di metalli, ossidi di calcio e magnesio, percentuali diverse di metalli pesanti, nonché vari tipi di diossine e furani. Possiamo concludere che non esistono impianti affidabili e che in ogni caso tali impianti saranno sempre oggetto di controversie sociali dettati, giustamente, da "sindromi di rigetto" da parte delle popolazioni locali. Inoltre non si può dimenticare che gli inceneritori non sono la soluzione per uscire definitivamente dal problema delle discariche perché il CDR (combustibile derivato dai rifiuti opportunamente selezionato e compattato in specifici impianti) non rappresenta tutti i rifiuti solidi urbani ma solo la percentuale che ha un buon potere calorifico (plastiche, legno, carta e cartoni, e tutti gli altri rifiuti che hanno un basso contenuto di acqua e che si inceneriscono con facilità) e perché il CDR produce, a sua volta, delle ceneri molto pericolose (oltre ai gas suddetti) che devono essere smaltite in discariche specializzate. Le discariche Le discariche saranno sempre lanello finale della catena dei rifiuti, indispensabili per smaltire tutto quello che definitivamente è un rifiuto perché non più utilizzabile né riciclabile. Smaltire in discarica significa eliminare definitivamente, gettare, buttare via per sempre, quindi vi dovrebbe arrivare solo quella porzione di rifiuti che proprio non è possibile riutilizzare, recuperare e riciclare. La discarica tecnicamente non è altro che un enorme fossato ottenuto mediante escavazione di un suolo dove si andranno a sversare i rifiuti fino al riempimento della stessa. Lacqua piovana che passa attraverso i rifiuti sottrae e trascina con sé sostanze organiche ed inorganiche che vanno a formare un liquame che prende il nome di percolato. Questo è una sostanza che contiene molti batteri responsabili della decomposizione dei rifiuti ed è quindi pericolosa se viene a contatto con la falda acquifera. Le nuove discariche sono realizzate predisponendo delle coibentazioni sul fondo ed un sistema di drenaggio a tubi di questo percolato, che viene raccolto ed inviato ad impianti per la depurazione. Infine le discariche sono responsabili della produzione del cosiddetto biogas (prevalentemente formato da metano, anidride carbonica, ecc.), che dovrebbe essere captato sia in fase di riempimento della discarica, sia dopo la sua dismissione. Questo biogas può essere utilizzato per produrre energia elettrica tramite la sua combustione. Le discariche sono distinte in tre tipologie diverse, a seconda dei materiali che sono destinate a contenere.
Conclusioni Il WWF propone, dunque, di puntare sulla promozione, innanzitutto, su politiche di riduzione del consumo dei rifiuti, incentivando stili di vita intelligenti (ad esempio vuoto a rendere dei contenitori per acqua e alimenti); di ridurre al minimo possibile il numero di inceneritori, incentivando, al contempo, fortemente la raccolta differenziata di tutti i rifiuti domestici (plastiche, vetro, alluminio, organico, carta-cartoni-stracci, legno, metalli, farmaci scaduti, pile esaurite, oli da cucina esausti, ecc.) ed industriali. Le Amministrazioni comunali in Italia ed anche in Campania stanno proponendo alle proprie cittadinanze il sistema della raccolta differenziata per tentare di arginare il problema dei rifiuti che negli ultimi anni ha assunto proporzioni spaventose per lo stato di continua emergenza delle discariche e dell'abusivismo incontrollato che esiste soprattutto nelle nostre zone. A tal proposito, infatti, sono stati immessi su tutto il territorio comunale dei nuovi contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti. Questo è un ennesimo tentativo attuato dalle nostre Amministrazioni comunali per adeguare la gestione dei rifiuti a quelle che sono le direttive dell'ultimo decreto "Ronchi" in materia. In primo luogo il WWF esorta la cittadinanza a prestare attenzione alle nuove proposte di smaltimento differenziato dei rifiuti, invitando tutti i cittadini a gettare i rifiuti negli appositi contenitori dopo averli adeguatamente separati. Oltre a questo è importante che il cittadino rispettoso dell'ambiente adotti il sistema delle 4 R proposto dal WWF. Questo sistema delle 4R (Riduci, Ripara, Riusa, Ricicla), riassunto nelle parole in parentesi che iniziano sempre con la lettera R, è la proposta operativa per combattere il maledetto CONSUMISMO, la vera causa dei tanti mali della nostra società, non solo di natura ambientale. La proposta delle 4 R è rivolta un po' a tutti noi per far cambiare il nostro stile di vita entrando in un'ottica di risparmio di tutte le risorse della terra. La vera battaglia, per migliorare il nostro futuro, è proprio quella che va contro il modello di sviluppo consumistico che ci è stato imposto dalle grandi leggi dell'economia mondiale. Le 4 R diventano, quindi, un'alternativa concreta per combattere il consumismo! Si può, ad esempio, rivalutare l'oggetto antico o quello d'epoca. Vi chiederete, a questo punto, cosa centri l'antiquariato ed il modernariato con la protezione dell'ambiente. La risposta è semplice: un oggetto deve essere usato e riusato più volte in modo da non eliminarlo come rifiuto subito. Logicamente è meglio se l'oggetto è antico o d'epoca in modo che possa acquistare anche un fascino particolare legato all'epoca in cui esso è stato costruito. Un altro sistema che può essere semplicemente adottato da tutti per migliorare la qualità della nostra vita e quello del "vuoto a rendere" delle bottiglie di vetro dell'acqua minerale o di altri alimenti liquidi. In questo caso i benefici per il consumatore rispettoso dell'ambiente si traduce anche nel miglioramento qualitativo del prodotto contenuto nel vetro rispetto a quello contenuto nella plastica che talvolta può essere anche pericoloso per la salute umana. Al posto di usare dissennatamente le posate, i bicchieri ed i piatti in plastica sarebbe meglio ritornare alle vecchie posate in metallo, ai bicchieri di vetro ed ai piatti in porcellana, anche per riacquistare la gioia di gustare i sapori delle pietanze. Ancora, invece di usare i sacchetti di plastica "usa e getta" per il trasporto dei generi alimentari acquistati quotidianamente si potrebbe ritornare ad usare la cara vecchia borsa della spesa che dura un'eternità. Questi sono solo dei piccolissimi accorgimenti che tutti quanti possiamo mettere in atto per modificare il nostro comportamento consumistico ed inquinante.
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