La "missione" del WWF

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LE TECNICHE DI SMALTIMENTO DEI RIFIUTI

 

 di Alessandro Gatto (Consigliere regionale del WWF Campania)

Il problema dei rifiuti in Italia e soprattutto in Campania ha assunto negli ultimi anni proporzioni tali da diventare uno dei maggiori problemi, non solo di tipo ecologico e sanitario ma anche una fonte di preoccupazione sociale. Le scelte fatte dalla classe dirigente della Campania, in tutti questi anni, non hanno portato ancora ad una definitiva quanto rassicurante soluzione del problema. L’ecologia e la protezione dell’ambiente solo negli ultimi anni hanno assunto quell’importanza che meritavano. Il WWF da sempre ha sentito il problema e da sempre sta tentando di suggerire agli Amministratori della "Cosa Pubblica" la soluzione più "indolore" possibile per il migliore sistema di gestione dello smaltimento dei rifiuti. Qui di seguito sono riassunte alcune strategie di smaltimento alternative od integrative alle discariche.

La composizione, in percentuale dei rifiuti solidi urbani

Le statistiche dicono che un sacchetto della spazzatura contiene circa il:

30 % = rifiuti organici

24 % = carta e cartone

20 % = stracci e legno

13 % = plastica e gomma

8 % = vetro

4 % = metalli

1 % = materiali pericolosi (farmaci scaduti, pile esaurite, ecc.)

La raccolta differenziata

Quando un oggetto o un materiale ha finito di svolgere il compito per il quale è stato creato, viene chiamato rifiuto. In realtà il rifiuto è il punto di partenza per nuove vite: innanzitutto quella del riutilizzo e poi quella del riciclaggio. Chiudere il cerchio (comportandosi come la natura) è un’operazione che richiede la presenza di molte persone, ma esiste un primo fondamentale gesto che tutti dobbiamo fare quotidianamente: la raccolta differenziata. Gettare una bottiglia di vetro in un contenitore dove c’è la scritta "raccolta vetro" significa che da quel momento il cerchio, aperto con la creazione della bottiglia, si potrà chiudere. E la stessa cosa vale per tutti gli altri materiali che noi scartiamo: non solo carta, plastiche, alluminio, legno, tutti riciclabili ma anche quelli che possono essere dannosi come le pile esaurite, i farmaci scaduti, le batterie delle automobili, ecc. Ogni città ha le sue regole e i suoi sistemi per la raccolta differenziata dei rifiuti (quando esiste), si possono utilizzare i cassonetti, le campane, i contenitori multimateriali, i sacchetti differenziati condominiali e i centri di conferimento. Per definizione possiamo trattare due diversi sistemi di raccolta differenziata dei rifiuti da avviare al riciclo dei materiali: la raccolta differenziata di tipo aggiuntivo e la raccolta differenziata di tipo integrato. Il primo "passaggio concettuale" è quello che individua la necessità di superare una logica progettuale di tipo aggiuntivo per approdare, viceversa, ad una logica di integrazione. In sostanza, i sistemi di raccolta sin qui utilizzati in gran parte del Paese ed in particolar modo nella Regione Campania, nati in maniera, per così dire, episodica, al di fuori di una visione strategica complessiva, possono essere considerati aggiuntivi rispetto ai tradizionali circuiti di raccolta del rifiuto tal quale. Risultano, quindi, separati dai circuiti stessi dal punto di vista dell’organizzazione dei servizi: si basano su una presenza abbastanza rarefatta di manufatti (raccoglitori a forma di campana multicolore per la diversa tipologia di rifiuto: verde = vetro; giallo = plastica) distribuiti sul territorio di competenza (quello che interessa all’agro aversano è denominato CE 2), con rendimenti decisamente modesti (almeno rispetto agli obiettivi che oggi impone la normativa). Lo schema di raccolta di tipo aggiuntivo è evidentemente inadeguato rispetto alle nuove linee di tendenza ed agli impegni fissati dal "Decreto Ronchi", ove si prevede di raggiungere il 25 % della raccolta dei rifiuti in maniera differenziata entro il 2001 e il 35 % entro il 2003; però le ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri che regolano le attività delle Regioni Commissariate (come lo è la Regione Campania dal 1994) prevedevano che si raggiungesse il 35 % entro il 2000. Per il WWF sarebbe auspicabile raggiungere percentuali di raccolta differenziata ben più alte di quelle proposte dalla normativa suddetta. Si rende, dunque, indispensabile il passaggio a modelli più adeguati, più coerenti con le nuove strategie di gestione intelligente dello smaltimento dei rifiuti. Occorre, infatti, adottare quella che si definisce una modalità di raccolta integrata. Con ciò si intende un modello di raccolta che non è avulso dal circuito di raccolta del rifiuto indifferenziato, con il quale anzi si deve "integrare"; un modello che tendenzialmente privilegia la personalizzazione dei servizi, ovvero la messa a disposizione di servizi "su misura" delle differenti categorie di produttori dei rifiuti. Per esemplificare: se con il sistema aggiuntivo tutti i produttori di rifiuto vetroso (famiglie, bar, ristoranti, chioschi, ecc.) dovevano conferire le bottiglie vuote allo stesso contenitore (la campana stradale di colore verde), ora si tratta di fornire un servizio di migliore qualità, che faciliti il compito del conferimento separato alle differenti categorie di produttori, ad esempio dotando gli esercizi pubblici di propri contenitori, con frequenze di vuotatura specificamente studiate per rispondere alle loro esigenze. Un modello, quello integrato, che privilegi le raccolte domiciliari capillarizzate ed obbligatorie. Con la raccolta integrata i risultati attesi sono senza dubbio più coerenti con gli obiettivi specificati dal "Decreto Ronchi", sia per quanto riguarda le quantità intercettate per ogni singola tipologia di materiale, sia per quanto riguarda la qualità dei materiali intercettati, sia per quanto riguarda la capacità di ottenere un buon equilibrio tra i costi e ricavi, con riferimento naturalmente a tutto il servizio di raccolta, ossia la differenziata ed il rifiuto residuo visti come un tutt’uno, integrato appunto.

I rifiuti cartacei: per produrre una tonnellata di carta da cellulosa vergine occorrono: 15 alberi, 440.000 litri di acqua e 7.600 kWh di energia elettrica. Per produrre la stessa quantità di carta riciclata, invece, bastano: nessun albero, 1.800 litri di acqua e 2.700 kWh di energia elettrica. Solo questi valori ci fanno capire come sia utile riciclare la carta sia per un risparmio economico, sia per la riduzione dell’impatto ambientale. La carta, però, può essere non solo riciclata ma anche ampiamente riutilizzata: il retro dei fogli di carta già stampati può servire per prendere appunti o lasciare messaggi, i sacchetti di carta possono trasportare la spesa più volte, i libri usati possono essere donati ad amici, associazioni, scuole, biblioteche, ecc. La carta da riciclare proviene dai cassonetti, o da altra forma di raccolta differenziata, o direttamente dalle industrie, sotto forma di scarti di lavorazione, imballaggi o rese dell’editoria, cioè giornali o libri non venduti. Prima di iniziare il processo di recupero, la carta va in un punto di raccolta generale dove si fa una prima selezione, separando giornali, cartoni, carta più leggera, moduli continui. I vari materiali così separati vengono pressati e confezionati in balle, quindi inviati alle cartiere.

I rifiuti legnosi: il riuso dei contenitori in legno è una pratica consueta e abituale, come per il Pallet (supporti in legno tenuti sollevati 15-20 cm da terra dove si possono appoggiare grossi quantità di merci varie che poi possono essere trasportate da piccoli autotrasportatori da magazzino), le cassette per ortofrutta e così via. Una volta usati e riusati il più possibile questi materiali legnosi, divenuti inservibili dall’usura, vengono accantonati per essere inviati ai centri di raccolta per il legno. Essendo questi materiali prevalentemente utilizzati a livello industriale, in città spesso noi non troveremo il contenitore per la raccolta differenziata, basterà telefonare all’azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti per sapere come e quando loro possono prelevare tali materiali. Lo stesso meccanismo viene adottato per lo smaltimento di tutti quei rifiuti denominati "ingombranti" (elettrodomestici danneggiati, arredi domestici inservibili, ecc.). Riciclare il legno significa risparmiare le materie prime: gli alberi. Tutto il legno può essere riciclato. Il legno raccolto negli appositi centri suddetti, viene pressato, per ridurne il volume, e trasportato più agevolmente alle industrie che lo lavorano. Una volta giunto qui viene ripulito da tutte le impurità (chiodi, pezzi di stoffa, carta, ecc.) e poi viene ridotto in scaglie (chip). I chip pressati, ai quali vengono aggiunti collanti, danno luogo a pannelli in legno utilizzabili esattamente come una tavola di legno proveniente da un tronco di albero appena tagliato.

I rifiuti in alluminio: a differenza di molti altri materiali, l’alluminio può essere riutilizzato all’infinito senza perdere le sue qualità originali; l’alluminio che si ottiene dal riciclaggio viene detto "alluminio secondario" e questo nome è l’unica differenza con l’alluminio ottenuto dalla bauxite (il minerale da cui si ricava l’alluminio). Il riciclaggio dell’alluminio permette un risparmio del 95% dell’energia richiesta per produrlo partendo dalla materia prima; per questo motivo, il "rottame d’alluminio" non è un rifiuto da buttare, ma un prezioso materiale da riutilizzare. L’Italia è la maggiore produttrice d’alluminio secondario in Europa, dopo la Germania, basti pensare che da noi la produzione d’alluminio secondario è avviata verso le 500'000 t/anno, mentre quella dell’alluminio primario supera le 200'000 t/anno.

Cose da sapere per riciclare l’alluminio:

  • l’alluminio si può riciclare soltanto se pulito
  • non sono adatte per il riciclaggio dell’alluminio:
    • le confezioni rivestite di carta o di sostanze sintetiche ( es. i sacchetti delle minestre preconfezionate )
    • le lattine in banda stagnata e tutti gli altri oggetti in ferro (per riconoscerli si può utilizzare una calamita)
  • sono adatti al riciclaggio dell’alluminio:
    • cerchioni di bicicletta, senza mozzo né raggi
    • binarietti d’alluminio
    • bombolette spray senza nebulizzatore
    • lattine per bibite e conserve
    • barattolini di crema
    • tubetti d’alluminio per uso medico e/o alimentare
    • fogli di protezione dell’alluminio per le cioccolate
    • fogli d’alluminio per uso domestico
    • coperchietti per lo yogurt
    • contenitori per la congelazione
    • stampi per dolci e molto altro ancora.
  • Conviene raccogliere i rottami d’alluminio in maniera differenziata, dal momento che le fonderie lavorano meglio rottami omogenei.

I rifiuti di plastica: in apparenza le plastiche sembrano tutte simili ma in realtà ciascuna ha caratteristiche chimiche diverse. Solo il PET (polietilentereftalato o polietilenftalato) è in grado di trattenere l’anidride carbonica delle bevande gassate; con il PVC (polivinilcloruro) si fanno bottiglie (oggi non più bottiglie per contenere alimenti perché il PVC è tossico), nastro isolante, fili elettrici, tubi, ecc. ; di PP (polipropilene) sono le siringhe, i pennarelli, le vaschette per il formaggio, ecc. ; infine di PE (polietilene) sono i sacchetti per l’immondizia, per la spesa, per i surgelati e così via. Tutte le plastiche sono dette "materiali polimerici", cioè possiedono le caratteristiche essenziali dei polimeri:

  • Elevato potere calorifico
  • Leggerezza
  • Elevata inerzia chimica (non si biodegradano)

Anche per la plastica occorre la raccolta differenziata per evitare di disperdere nell’ambiente dei rifiuti che non vengono degradati naturalmente dai microrganismi decompositori. Il primo fondamentale passo per una buona riuscita del processo di riciclo è la separazione già a casa, per poi depositare questi rifiuti nell’apposito contenitore della "raccolta plastica". Ma attenzione in quel raccoglitore non si deve scaricare qualsiasi oggetto di plastica, ma solo i contenitori in PET e PVC (bottiglie, flaconi, ecc.). In ogni caso il passaggio successivo per il riciclaggio della plastica continua con la fase "di selezione" nella quale si dividono i rifiuti per tipo di polimero. Il principio di Archimede (cioè la legge della differenza di galleggiabilità in acqua propria di ogni sostanza) e i raggi X sono alcuni dei sistemi per riconoscere e separare le plastiche; una volta divise per tipo di polimero vengono macinate, lavate e trasformate in scagliette pronte per essere avviate alla lavorazione di nuovi manufatti.

I rifiuti di vetro: il vetro è un materiale inorganico costituito da silici con aggiunta di alcuni ossidi che svolgono un ruolo di stabilizzazione dello stato vetroso. La produzione della materia vetro e dei manufatti avviene attraverso processi di fusione che comportano un elevato consumo di energia e materie prime. Il vetro è utilizzato principalmente in due settori: edilizia e imballaggi. Per quanto riguarda la raccolta differenziata del vetro c’è da dire subito che prima di tutto il vetro va riutilizzato prima di essere riciclato (si pensi al vuoto a rendere delle bottiglie per acqua ed alimenti). Il vetro occupa, all’interno del mercato degli imballaggi, un posto di privilegio per le ottime qualità di igiene, capacità conservativa del prodotto e riciclabilità. Il primo beneficio di un suo riciclaggio è evidentemente una riduzione del volume dei rifiuti e dei costi di smaltimento. I vantaggi ambientali, economici e tecnici della raccolta differenziata del vetro sono innumerevoli. Il riciclaggio del vetro consente: di risparmiare le materie prime minerali (sabbia silicea, calcare, ecc.) necessaria per produrre il vetro, limitando l’apertura di nuove cave a tutto vantaggio della salvaguardia del territorio e di ridurre i consumi energetici.

I rifiuti pericolosi: i rifiuti cosiddetti "pericolosi" sono quelli che, mescolati agli altri o abbandonati a se stessi, rilasciano sostanze tossiche o nocive che disperdendosi nell’ambiente lo inquinano pericolosamente e profondamente per lunghi periodi, contaminando le catene alimentari e giungendo fino all’uomo. Ad esempio 5 litri di olio minerale per motori (il cambio medio di un’automobile) potrebbero inquinare una superficie del mare pari a circa 5.000 metri quadrati, impedendone l’ossigenazione.

  • Pile esauste: le pile esauste sono inquinanti per i metalli pesanti che contengono, quali il cromo, il cadmio, il rame e lo zinco, ma soprattutto il mercurio, il più pericoloso. Le quantità di mercurio contenute nelle pile sono minime, ma se vanno in discarica, o peggio, se sono gettate nell’ambiente il rischio di inquinamento, in particolare delle acque è molto alto. Una pila contiene circa un grammo di mercurio, quantità più che sufficiente per inquinare 1.000 litri di acqua. Le pile non possono nemmeno essere riciclate o bruciate: una volta raccolte sono destinate ad impianti appositi dove subiscono un trattamento che le rende inerti. Ecco perché esistono cassonetti solo per la raccolta delle pile esaurite.
  • Farmaci scaduti: il pericolo dei medicinali scaduti è molto simile a quello delle pile. Se smaltiti in modo scorretto, le sostanze di cui sono composti possono disperdersi ed inquinare. Le precauzioni nel trattare questo tipo di rifiuti sono osservate per tutta la durata del loro viaggio: dal cassonetto che li raccoglie (di solito si trovano presso le farmacie) al forno apposito che li distrugge.
  • Batterie delle auto: tutte le auto possiedono una batteria che mediamente pesa 10 kg, di cui più della metà è piombo, un metallo molto pericoloso, perché ha la caratteristica di accumularsi negli organismi viventi e di causare intossicazioni ed avvelenamenti. Non è facile gettare una batteria per auto: il meccanico elettrauto sa bene che quando ne cambia una deve portare quella vecchia obbligatoriamente nei centri di raccolta. Fortunatamente il piombo è un metallo che può essere riciclato, così non solo si elimina un pericolo tossico, ma si aiuta anche a conservare risorse naturali ed energia elettrica.
  • Olii minerali: l’olio minerale si trova nel motore di automobili, autobus, camion, motociclette, motorini, ecc. Ogni anno se ne consumano circa 600.000 tonnellate, di cui almeno 200.000 restano come residuo. I risultati ottenuti con la raccolta degli olii esausti sono davvero buoni: gli ultimi dati dicono che sono stati raccolti circa 170.000 tonnellate di scarti annui. L’obiettivo è evitare che anche il restante materiale venga disperso. Una buona regola è che, se si decide di fare il cambio d’olio da soli, si conservi il vecchio e lo si porti nei centri di raccolta. Una volta recuperati, questi olii, vengono lavorati e trasformati in lubrificanti di alta qualità.
  • Pneumatici: i pneumatici hanno una vita insospettatamente lunga, perché quelli in buone condizioni subiscono un trattamento che si chiama "rigenerazione" e quindi vengono immessi di nuovo sul mercato. I pneumatici non più riutilizzabili, vengono riciclati nelle componenti dell’asfalto, nei respingenti delle barche, nei cavi isolanti e così via.
  • Inerti dell’edilizia: i materiali inerti sono le macerie che si producono quando si ristruttura una casa, una fabbrica, una scuola, o un qualsiasi altro edificio. Tutti questi detriti non possono essere messi certo nei cassonetti ma vanno caricati su un camion e portati in centri appositi dove inizia la selezione. Tolte le parti più ingombranti, se ci sono, tutto passa in un mulino che frantuma i detriti in parti molto piccole e separa il materiale di costruzione, come il cemento, dalle parti in metallo. La fase successiva è togliere, tramite calamite, i residui di ferro che, accumulati a parte vengono avviati al riciclaggio del ferro. Si tolgono, quindi, le parti più leggere, come carta, plastica e cartone. La terza fase prevede la selezione dei materiali in funzione delle loro dimensioni che vengono riciclate e riutilizzate di nuovo in edilizia.
  • Toner: il toner è l’inchiostro (contenuto in un’apposita cartuccia che serve per le stampanti dei computer, dei fax, ecc. Il toner può essere ricaricato, ossia riempito di nuovo inchiostro più e più volte. Una volta riutilizzato molte volte il toner deve essere conferito nei centri appositi dove il contenitore, una volta ripulito delle tracce di inchiostro, viene avviato al riciclaggio.

Tempi di degradazione naturale dei rifiuti

  1. Fazzolettini di carta (3 mesi).

2) Sigarette con filtro (da 1 a 2 anni).

3) Torsolo di mela (3 mesi).

4) Fiammiferi e cerini (6 mesi).

5) Giornali e riviste (se sminuzzati circa tre mesi, se accatastati più di 10 anni).

6) Gomme da masticare (5 anni).

7) Lattine in alluminio per bibite (da 10 a 100 anni).

8) Plastiche in genere (da 100 a 1000 anni).

9) Polistirolo (oltre 1000 anni).

10) Schede telefoniche, carte di credito e simili (oltre 1000 anni).

11) Vetro (oltre 4000 anni).

Il compostaggio dei rifiuti organici

Il compostaggio dei rifiuti organici (biodegradabili) avviene in due fasi distinte. La prima è la fase aerobica, resa possibile da alcuni microrganismi che operano in presenza di ossigeno; la seconda è la fase anaerobica attivata da altri microrganismi che operano in assenza di ossigeno. Anche la raccolta (separata dalle altre tipologie di rifiuti) dei rifiuti organici assume un aspetto importante per la soluzione definitiva del problema. Quanto migliore è la qualità del rifiuto organico (ossia quanto maggiore è il suo grado di purezza) tanto migliore sarà il prodotto finale del processo di trasformazione di tale rifiuto, ossia il cosiddetto compost. Vediamo brevemente quali sono le fasi del processo di compostaggio. Il processo di trasformazione, ossidazione, aerobica del materiale organico ha una prima fase di destrutturazione e igienizzazione del prodotto. La velocità con cui questa prima fase, caratterizzata dallo sviluppo di temperature sui 60° - 70° C, si sviluppa dipende essenzialmente dai seguenti fattori:

  • Composizione sostanze di partenza.
  • Dimensione e forma del cumulo nel reattore.
  • Struttura del materiale e porosità.
  • Aereazione del cumulo/reattore.
  • Contenuto idrico.

In materiali ben sminuzzati e mescolati la prima fase termofila si attiva rapidamente, con raggiungimento della temperatura massima in 1 – 2 giorni. E’ pertanto opportuno ottenere una buona triturazione e miscelazione del materiale. Per ottimizzare i tempi di trattamento e l’efficienza del processo, con rapida decomposizione delle sostanze organiche e distruzione dei patogeni primari, occorre mantenere la temperatura del materiale abbastanza costante in ogni suo punto per almeno tre giorni tra i 50° e 60° C. Questo avviene con insufflamento d’aria (l’aria deve provenire dal basso) e continui rivoltamenti. Il tempo di permanenza del prodotto nel digestore o bioreattore deve essere di tre giorni ad una temperatura superiore ai 55° C. La seconda fase di fermentazione (fase anaerobica) si ha quando entrano in attività i microrganismi mesofili che destrutturano, in tempi più lunghi, le parti più resistenti, quali la cellulosa e lignina. Quindi si ha una fase di maturazione in cui si ripolimerizzano le parti destrutturate. Terminato il processo, in un tempo di tre mesi circa, si ottiene il prodotto finale denominato compost, che può essere commercializzato sia come componente dei fertilizzanti organici, sia come materiale inerte utile per impieghi geologici e pubblici di varia utilità.

L’incenerimento dei rifiuti

E’ opportuno, in questa sede, aprire anche una breve parentesi sull’incenerimento dei rifiuti. Pur non presentando posizioni preconcette nei confronti di tale tipologia di smaltimento il WWF esprime un netto dissenso al massiccio utilizzo di impianti di incenerimento dei rifiuti che poco e male si concilia con il discorso sulla raccolta differenziata "spinta" da noi proposta. Per meglio chiarire le motivazioni della scelta di tale linea strategica è indispensabile capire quali sono i problemi ambientali collegati e collegabili agli inceneritori dei rifiuti. Le tecnologie dell’incenerimento sono essenzialmente tre: forni a tamburo rotante, a griglia e a letto fluido; con camera di post combustione e temperature elevate (800° – 1000° C), sufficiente adduzione di ossigeno. Il processo di ossidazione del CDR (combustibile derivato dai rifiuti), data la sua eterogeneità, nonostante l’aumento del rendimento degli impianti più moderni, non è mai completo. Di conseguenza i "fumi" possono contenere ossidi di carbonio (CO2 e CO), ossidi di azoto (Nox), ossidi di zolfo, idrocarburi, scorie solide (particolati), buona percentuale di silicati, ossidi di metalli, ossidi di calcio e magnesio, percentuali diverse di metalli pesanti, nonché vari tipi di diossine e furani. Possiamo concludere che non esistono impianti affidabili e che in ogni caso tali impianti saranno sempre oggetto di controversie sociali dettati, giustamente, da "sindromi di rigetto" da parte delle popolazioni locali. Inoltre non si può dimenticare che gli inceneritori non sono la soluzione per uscire definitivamente dal problema delle discariche perché il CDR (combustibile derivato dai rifiuti opportunamente selezionato e compattato in specifici impianti) non rappresenta tutti i rifiuti solidi urbani ma solo la percentuale che ha un buon potere calorifico (plastiche, legno, carta e cartoni, e tutti gli altri rifiuti che hanno un basso contenuto di acqua e che si inceneriscono con facilità) e perché il CDR produce, a sua volta, delle ceneri molto pericolose (oltre ai gas suddetti) che devono essere smaltite in discariche specializzate.

Le discariche

Le discariche saranno sempre l’anello finale della catena dei rifiuti, indispensabili per smaltire tutto quello che definitivamente è un rifiuto perché non più utilizzabile né riciclabile. Smaltire in discarica significa eliminare definitivamente, gettare, buttare via per sempre, quindi vi dovrebbe arrivare solo quella porzione di rifiuti che proprio non è possibile riutilizzare, recuperare e riciclare. La discarica tecnicamente non è altro che un enorme fossato ottenuto mediante escavazione di un suolo dove si andranno a sversare i rifiuti fino al riempimento della stessa. L’acqua piovana che passa attraverso i rifiuti sottrae e trascina con sé sostanze organiche ed inorganiche che vanno a formare un liquame che prende il nome di percolato. Questo è una sostanza che contiene molti batteri responsabili della decomposizione dei rifiuti ed è quindi pericolosa se viene a contatto con la falda acquifera. Le nuove discariche sono realizzate predisponendo delle coibentazioni sul fondo ed un sistema di drenaggio a tubi di questo percolato, che viene raccolto ed inviato ad impianti per la depurazione. Infine le discariche sono responsabili della produzione del cosiddetto biogas (prevalentemente formato da metano, anidride carbonica, ecc.), che dovrebbe essere captato sia in fase di riempimento della discarica, sia dopo la sua dismissione. Questo biogas può essere utilizzato per produrre energia elettrica tramite la sua combustione. Le discariche sono distinte in tre tipologie diverse, a seconda dei materiali che sono destinate a contenere.

  • Discarica di prima categoria: può contenere i rifiuti RSU (Rifiuti Solidi Urbani), cioè quelli indifferenziati che provengono dal cassonetto tradizionale.
  • Discarica di seconda categoria: è pensata per i rifiuti speciali, come i materiali da costruzione che non è stato possibile riciclare.
  • Discarica di terza categoria: qui vanno tutti i rifiuti pericolosi, provenienti sia dalle industrie, sia dagli scarti urbani.

Conclusioni

Il WWF propone, dunque, di puntare sulla promozione, innanzitutto, su politiche di riduzione del consumo dei rifiuti, incentivando stili di vita intelligenti (ad esempio vuoto a rendere dei contenitori per acqua e alimenti); di ridurre al minimo possibile il numero di inceneritori, incentivando, al contempo, fortemente la raccolta differenziata di tutti i rifiuti domestici (plastiche, vetro, alluminio, organico, carta-cartoni-stracci, legno, metalli, farmaci scaduti, pile esaurite, oli da cucina esausti, ecc.) ed industriali. Le Amministrazioni comunali in Italia ed anche in Campania stanno proponendo alle proprie cittadinanze il sistema della raccolta differenziata per tentare di arginare il problema dei rifiuti che negli ultimi anni ha assunto proporzioni spaventose per lo stato di continua emergenza delle discariche e dell'abusivismo incontrollato che esiste soprattutto nelle nostre zone. A tal proposito, infatti, sono stati immessi su tutto il territorio comunale dei nuovi contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti. Questo è un ennesimo tentativo attuato dalle nostre Amministrazioni comunali per adeguare la gestione dei rifiuti a quelle che sono le direttive dell'ultimo decreto "Ronchi" in materia. In primo luogo il WWF esorta la cittadinanza a prestare attenzione alle nuove proposte di smaltimento differenziato dei rifiuti, invitando tutti i cittadini a gettare i rifiuti negli appositi contenitori dopo averli adeguatamente separati. Oltre a questo è importante che il cittadino rispettoso dell'ambiente adotti il sistema delle 4 R proposto dal WWF. Questo sistema delle 4R (Riduci, Ripara, Riusa, Ricicla), riassunto nelle parole in parentesi che iniziano sempre con la lettera R, è la proposta operativa per combattere il maledetto CONSUMISMO, la vera causa dei tanti mali della nostra società, non solo di natura ambientale. La proposta delle 4 R è rivolta un po' a tutti noi per far cambiare il nostro stile di vita entrando in un'ottica di risparmio di tutte le risorse della terra. La vera battaglia, per migliorare il nostro futuro, è proprio quella che va contro il modello di sviluppo consumistico che ci è stato imposto dalle grandi leggi dell'economia mondiale. Le 4 R diventano, quindi, un'alternativa concreta per combattere il consumismo! Si può, ad esempio, rivalutare l'oggetto antico o quello d'epoca. Vi chiederete, a questo punto, cosa centri l'antiquariato ed il modernariato con la protezione dell'ambiente. La risposta è semplice: un oggetto deve essere usato e riusato più volte in modo da non eliminarlo come rifiuto subito. Logicamente è meglio se l'oggetto è antico o d'epoca in modo che possa acquistare anche un fascino particolare legato all'epoca in cui esso è stato costruito. Un altro sistema che può essere semplicemente adottato da tutti per migliorare la qualità della nostra vita e quello del "vuoto a rendere" delle bottiglie di vetro dell'acqua minerale o di altri alimenti liquidi. In questo caso i benefici per il consumatore rispettoso dell'ambiente si traduce anche nel miglioramento qualitativo del prodotto contenuto nel vetro rispetto a quello contenuto nella plastica che talvolta può essere anche pericoloso per la salute umana. Al posto di usare dissennatamente le posate, i bicchieri ed i piatti in plastica sarebbe meglio ritornare alle vecchie posate in metallo, ai bicchieri di vetro ed ai piatti in porcellana, anche per riacquistare la gioia di gustare i sapori delle pietanze. Ancora, invece di usare i sacchetti di plastica "usa e getta" per il trasporto dei generi alimentari acquistati quotidianamente si potrebbe ritornare ad usare la cara vecchia borsa della spesa che dura un'eternità. Questi sono solo dei piccolissimi accorgimenti che tutti quanti possiamo mettere in atto per modificare il nostro comportamento consumistico ed inquinante.