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Appello per la Salvezza di un Territorio |
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L’ Associazione
èidos
onlus di Acerra con il WWF Campania, ISDE
(Associazione Medici Internazionali per l’ambiente sezione regione Campania),
Italia Nostra Campania, IPAE (Istituto di Patologia Ambientale ed Ecologia)
Al Presidente della Giunta Regionale della Campania Al Presidente del Consiglio Regionale della Campania Ai Capigruppo del Consiglio Regionale della Campania Ai Consiglieri Regionali della Campania e p.c. Al Presidente della Repubblica Al Presidente del Consiglio dei Ministri Al Ministro dell’Ambiente Gentili Signori, nonostante le numerose affermazioni da parte del Governo e della Comunità Europea, il valore del Territorio continua a non avere, nella Regione Campania, alcuna considerazione. Una autentica cultura del territorio non è minimamente presente in nessun ambiente. Inoltre, nella Regione Campania, le difficoltà esistenti in un corretto uso del territorio sono aggravate dall’Istituto del Commissariamento che investe i maggiori problemi ambientali come la “Gestione dei rifiuti” e la “Gestione delle acque”. Pertanto il territorio non è mai stato visto dalle autorità come bene comune di tutta la cittadinanza che deve essere chiamata, certamente, al rispetto delle regole, ma anche deve essere contestualmente chiamata a decidere sull’uso del territorio in cui vive e che deve essere tale da rispettare le specificità territoriali fisiche e culturali e gli interessi attuali di chi il territorio lo abita. La situazione ambientale che si è venuta a creare ad ACERRA, pertanto, rappresenta un esempio lampante dell’attuale incongrua e assurda gestione del territorio che viene fatta in Campania e forse nell’intero Sud-Italia. La distruzione del paesaggio Acerrano, e del suo sistema ambientale, implica attualmente non solo la distruzione di un terreno agricolo di grande importanza economica, se opportunamente rivalutato, ma anche di un patrimonio culturale, storico e religioso di enorme rilevanza oltre che di valori ed identità territoriale ancora molto sentiti da gran parte della sua popolazione. L’inizio della distruzione di questo patrimonio è di vecchia data, ma ora appare in forte accelerazione a causa di un vero e proprio attacco territoriale operato dalle piccole e grandi lobby industriali ed edili che rivolgono l’interesse ad un territorio, quale quello Acerrano, la cui colpa maggiore è quella di avere, unica area nell’intera Provincia di Napoli, ancora spazi liberi ed è quindi appetito dall’ingordigia di uomini senza alcuna sensibilità e cultura, favoriti peraltro da politicanti e potentati locali. Acerra, Città di antiche origini osco-etrusche, cuore di quel che rimane della Campania Felix, patria del Mito della maschera di Pulcinella, sede di uno dei siti archeologici (SUESSULA) più interessanti e ancora tutto da scoprire e valorizzare dell’intera regione, purtroppo rischia così di vedere trasformato e distrutto in nome di un “falso sviluppo e benessere” il proprio territorio. Ci si domanda, pertanto, come sia possibile perseguire - in un’epoca di deindustrializzazione, di emergenze ambientali gravi, in un territorio già fortemente penalizzato da forti realtà inquinanti, dichiarato nel 1987 con un decreto del Ministero dell’Ambiente ad alto rischio ambientale, con elevati tassi di inquinamento rilevati di recente dall’ANPA ed ARPAC le cui conseguenze sulla salute pubblica peraltro sono già evidenti e gravi (aumento notevole dell’incidenza di leucemie e linfomi ed altre malattie degenerative, in controtendenza rispetto all’andamento nazionale -fonte ASL NA 4), - questa ulteriore indiscriminata politica di consumo territoriale, quando gli indirizzi comunitari ed in particolare il Quadro Comunitario di Sostegno alle Regioni del Sud Italia, puntano proprio alla riqualificazione ed alla valorizzazione ambientale delle aree interne con forte degrado ambientale, ma a grosse potenzialità di sviluppo per importanti risorse ambientali e storico-culturali. Piccole e grosse discariche abusive, anche di rifiuti tossici, cementificazione dell’asta fluviale principale dei Regi Lagni e attualmente dello stesso reticolo idrografico, speculazione e abusivismo edilizio, ora in fortissima ripresa, grosse opere infrastrutturali, molte delle quali inutili, industrie poco o niente affatto controllate, addirittura ulteriore occupazione di preziosi suoli agricoli per Ampliamento dell’Area di Sviluppo Industriale (ASI), volta a far occupare territorio che in un’area come quella dell’agro acerrano cuore della Campania Felix definita dal D.P.S.E. ed dicembre 2000 ai sensi del dgls 267/2000 con tale dicitura: “il territorio dell’agro acerrano, per la natura favorevole dei suoli e abbondanza di acqua, svolge un importante e fondamentale ruolo nella produzione agricola, soprattutto nei settori orticoli e seminativi oltre a rivestire un importante fattore di equilibrio dell’ecosistema territoriale” ed altri interventi a breve previsti, fra cui l’insediamento del più grande Inceneritore di RSU d’Italia ed una delle più grandi centrali elettriche a Gas Metano della nazione (Turbogas dell’Edison di oltre 800 MegaWatt di potenza), sono alcuni degli esempi che la dicono lunga sulla pessima gestione ambientale dell’area e dell’assoluta indifferenza verso un territorio di grande valenza storico-ambientale. Certo, le vicissitudini storiche hanno privilegiato una gestione oscillante tra l’indifferenza e lo sfruttamento da parte dei poteri egemoni. Il risultato è facilmente riconoscibile in una sostanziale disgregazione delle specificità territoriali e culturali. In questa situazione, le attuali attività di monitoraggio e di future bonifiche rischiano paradossalmente di sortire l’effetto di peggiorare la già precaria situazione . Cosa significa per esempio lo scambio Centrali, Inceneritori, Montefibre, edilizia abitativa, Ampliamento Area ASI e “Bonifica” del territorio? Cosa resterà da bonificare dopo questi insediamenti? e come? e per quali fini? Il territorio continua ad essere considerato un contenitore da riempire per esigenze spesso totalmente estranee alle dinamiche territoriali endogene che in tal modo rischiano di scomparire. La scomparsa di queste dinamiche crea un perverso meccanismo di alienazione della popolazione dal territorio e dalla sua cultura con gravi conseguenze sociali ed ambientali. Da sempre il territorio Acerrano non viene considerato nelle sue autentiche potenzialità che continuano ad essere misconosciute. Di fronte alla sofferenze territoriali non si è mai cercata la causa e studiate le possibilità di recupero e di sviluppo, ma si è approfittato per introdurre cambiamenti finalizzati allo sfruttamento del territorio. In questo modo la sofferenza del mondo agricolo, è stata utilizzata per trasformare aree agricole in insediamenti industriali il cui “cervello” era altrove e pertanto non hanno innestato poi un processo di industrializzazione capace di camminare autonomamente, anzi queste industrie sono state nel tempo ridimensionate lasciando dietro di se lo strascico di aree industriali dismesse e da bonificare che si stanno ancora una volta rivelando occasioni di lucro totalmente estranee al territorio, che può partecipare all’affare in genere con organizzazioni criminali più o meno camuffate, tollerate e/o subite. Il cambiamento dell’uso del territorio, inoltre, senza alcuna analisi ambientale, ha reso rapidamente insostenibile la già precaria idrografia dei Regi Lagni, che rappresentavano la caratteristica della Pianura Campana con una rete di cascine e casali spesso anche di considerevole valore architettonico e che poi è diventata inidonea a sostenere i reflui urbani ed industriali, oggi trasformata in rete fognaria all’aperto con conseguenze gravissime per l’abitabilità e la qualità del territorio. La tardiva costruzione di qualche depuratore, il cui funzionamento è dubbio, non ha migliorato le condizioni igieniche della zona, anzi, gli scarichi abusivi nei Regi Lagni si sono moltiplicati e, inoltre, la cementificazione ha contribuito ad irrigidire il sistema idrografico ed aumentare il rischio idrogeologico tanto che in alcune aree del territorio, il rischio è addirittura considerato molto elevato (contrada Gaudello e Pezzalunga e parte del Comune confinante di Cancello). I nodi ferroviari (scalo Marcianise-Cancello) costruiti senza alcuna considerazione dell’idrogeologia del territorio, hanno contribuito al dissesto territoriale, prosciugando storiche sorgenti come quella Mefito. Le nuove emergenze territoriali legate alla gestione dei rifiuti hanno ulteriormente aggravato la qualità dell’ambiente, non solo per le problematiche insite nel settore , ma per le modalità con cui è stata affrontata. Il regime commissariale, che si protrae ormai da anni, non ha risolto nessun problema, ma ha operato scelte che non tengono in alcun conto le problematiche di salvaguardia del territorio, dello sviluppo sostenibile e soprattutto della partecipazione della cittadinanza che è stata coinvolta in sistemi di raccolta differenziata cervellotici e confusionari, spesso finalizzati solo a scopi estranei al problema ai quali la cittadinanza può dare un contributo solo passivo. A questo punto la questione non è più se gli impianti di combustione del CDR sono pericolosi per la salute e l’ambiente e quanta diossina viene immessa nell’ambiente e nella catena alimentare dagli stessi Inceneritori, ma il modo con cui è stato e continua ad essere trattato il problema. Considerazione analoghe valgono per le centrali elettriche; si procede ad imporre Centrali Elettriche (EDISON-TURBOGAS di Acerra) senza alcuna programmazione, senza una vera analisi del fabbisogno energetico e senza un piano energetico regionale e, vista l’attuale “tendenza”, seppur venisse predisposto, lo stesso lo si farebbe senza la partecipazione dei cittadini, in contrasto ancora con le direttive europee in materia di partecipazione attiva e democratica della popolazione. Il piano trasporti, con il recente problema relativo all’attraversamento della TAV del territorio acerrano, è anche ugualmente calato dall’alto, ed ormai è evidente che rischierà di provocare ulteriori danni all’ambiente in cambio di molto lontani vantaggi di dubbio valore. In questo modo, tra l’indifferenza delle autorità, uno dei migliori territori agricoli del mondo viene eliminato ed in cambio di questa situazione di eccezionale gravità vengono promesse incerte bonifiche territoriali i cui esiti, quand'anche venissero realizzate, non possono certo ripristinare la valenza territoriale perduta: E’ come se una persona accettasse di farsi distruggere il cuore con la promessa di un trapianto. Le sottoscritte Associazioni denunciano la gravità della situazione e chiedono: Blocco di tutti i progetti territoriali depauperanti le già precarie risorse ambientali, ed in particolare dell’Inceneritore, perché non solo incompatibili con la già grave situazione ambientale e sanitaria, ma anche perché realizzati senza il rispetto dei principi moderni di partecipazione della cittadinanza, né rispetto della Convenzione di AARHUS a cui tutti i paesi europei devono adeguarsi. Progressivo passaggio dai Commissariamenti verso il ripristino delle gestioni normali Creazione di un Gis territoriale corretto, realizzato secondo il principio della partecipazione collettiva Creazione di un Forum di Gestione Ambientale e Sviluppo Sostenibile del Territorio secondo il modello delle Agende 21 Locali, per il passaggio dall’emergenza alla normalità che, oltre che a far conoscere alla cittadinanza l’attuale situazione, sia soprattutto volto ad avviare un processo di partecipazione democratica di pianificazione e riqualificazione del territorio, unica e sola operazione possibile da avviare per evitare l’irreversibilità del degrado ambientale dell’area. Pertanto, facendo appello alla Vostra coscienza prima di tutto di uomini e poi di amministratori e sperando in una Vostra reale attenzione alla grave situazione ambientale dell’area acerrana, Vi invitiamo a considerare questo nostro documento-appello, affinché non si completi la distruzione dell’unica vasta, ed ancora in parte libera area della Provincia di Napoli, che pur avendo sofferto scempi ambientali le cui conseguenze anche sulla salute pubblica sono sotto gli occhi di tutti, ancora mantiene delle peculiarità fisico-ambientali della nostra Campania Felix, che rischiano di andare completamente perdute se non ci sarà una seria e definitiva inversione di tendenza. Acerra lì 25/06/2002
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