L’agro aversano ed il litorale domizio costituiscono un unicum ecologico-geologico-ambientale poiché questi territori hanno avuto una storia evolutiva comune.
Ricordiamo che, prima del massiccio sfruttamento antropico del territorio, il comprensorio aversano-domiziano era inserito in un sistema di paludi ed aree umide, ricche di biodiversità, che prendevano il nome di MAREMMA LITERNINA, dal nome dell’antico insediamento umano della zona: Liternum. Si tratta di un territorio che , sotto il profilo ecologico ed ambientale presentava e presenta tuttora notevoli somiglianze con la ben più nota e pregiata Maremma Toscana.
In pratica il mare in epoche geologiche passate (Pleistocene, da 3 a 1,8 milioni di anni fa) si spingeva fino al territorio dove attualmente c’è la città di Capua, poi si è ridotto col passare dei millenni, in conseguenza del sollevamento del massiccio flegreo e a causa degli apporti solidi trascinati dalle acque superficiali di scorrimento dei fiumi. Questo è il principale motivo dell’alta concentrazione di umidità che si registra nei suoli e nell’ambiente di tutta la piana del Volturno ed in particolar modo nell’agro aversano.
Nell'antico territorio aversano scorreva il fiume Clanio (Clanis), che poi è stato canalizzato una decina di chilometri più a nord, negli attuali Regi Lagni, intorno alla prima metà del 1600, avvenuta durante il periodo del vicerè Don Pedro Fernandez de Castro.
Il fiume Clanio segnava il confine nord dell’agro aversano ed aveva la sua naturale foce nel lago Patria, posto sul litorale domizio. Il Clanio scorreva nella vasta piana dell’agro aversano lasciando intorno a se innumerevoli pantani e paludi perché il suo corso, soprattutto nella zona dell’area di Casal di Principe fino al lago Patria, era sprovvisto di argini ben delineati.
La flora e la fauna tipica della cosiddetta Maremma Liternina oggi sono quasi completamente scomparse a causa della forte antropizzazione della zona.
E’ il caso di ricordare che in tutto il territorio della Maremma Liternina esistevano boschi misti di specie di alberi che si insediano dove il tasso di umidità del suolo è abbastanza elevata. Nelle vicinanze delle paludi e degli acquitrini si sviluppava la tipica vegetazione idrofila, di cui restano degli sparuti esempi. Questa vegetazione idrofila è costituita prevalentemente da giunchi e cannucce di palude ove trovava riparo una ricca biocenosi (insieme di esseri viventi di un particolare ecosistema) con al vertice della piramide alimentare varie specie di uccelli acquatici (falchi di palude, aironi, fenicotteri, anatre selvatiche, limicoli e così via), castori europei e lontre (animali ormai scomparsi da tantissimo tempo; l’ultimo avvistamento certo di lontra avvenne nel 1923 lungo il medio/basso corso del fiume Volturno) . Ancora oggi è possibile ritrovare queste specie animali sempre più ridotti a causa del massiccio prelievo venatorio e delle alterate condizioni ambientali. Nelle zone meno umide, via, via che la presenza di acqua stagnante diventava sempre meno presente, si sviluppavano boschi misti, progressivamente di salici bianchi (zone più umide e lungo i corsi di acqua, per esempio lungo il corso del fiume Clanio), pioppi bianchi e neri, ontani, olmi, farnie (a volte c’era una forte prevalenza di olmi e farnie), farnetti, ornielli, frassini, aceri campestri, ed altre specie botaniche caratteristiche della cosiddetta foresta planiziale che a volte si presentava anche impaludata; poi laddove il grado di umidità si riduceva ancora si potevano insediare associazioni boschive della quercia sempreverde mediterranea: il LECCIO (che caratterizza la nostra fascia bioclimatica denominata appunto del Quercion ilicis, dal nome scientifico del leccio che è Quercus ilex), con altre specie ad essa collegate e la tipica macchia mediterranea, con la ginestra, il mirto, il lentisco, la fillirea, l'oleastro, l'erica, il ginepro, il cisto, l'alaterno, il corbezzolo e così via si creava laddove le condizioni di naturalità e di climax (condizione maturo/permanente di una associazione vegetale) venivano a mancare (ad esempio rarissimi incendi boschivi, altri fattori di disturbo e primi insediamenti umani).
